Archive | luglio 2013

Alexander Pavlov

Perché ho sottoscritto l’appello alle autorità spagnole?

A prescindere dalle responsabilità che eventualmente Alexander Pavlov e Mr. Ablyazov abbiano a loro carico e per le quali, per l’ennesima volta ribadisco che non voglio e non posso entrare nel merito, non conoscendone i dettagli, appare molto sospetto quello che sta succedendo in Europa.
Comunque per il solo “profumo” di dissidenza politica, è da sempre buona norma diffidare di accuse fatte dal Governo avversato, specie se generiche e non controllabili.
Le norme di diritto internazionali e la storia giurisprudenziale, sconsigliano e alcune volte impediscono le estradizioni verso paesi dove non è certo il “fumus boni iuris”, quindi quantomeno la parvenza di esistenza di norme che consentono l’applicazione dell’Istituto Giuridico”.
Ne è oltremodo d’esempio la c.d. Dottrina Mitterrand, relativo al diritto d’Asilo in Francia.
La Francia “Mitteraniana” pur non sottraendosi alla doverosa collaborazione internazionale per la lotta al crimine, si riservava a valutare caso per caso le richieste provenienti dall’estero.
Di fatto essa era stata concepita per assicurare rifugio a terroristi, specialmente italiani, inseguiti dalla nostra giustizia.
Il perché sta nella protezione del ragionamento filosofico della contestazione politica, che era alla base della rivoluzione francese.
Solo nel 2004, quando oramai era quasi inutile dare la caccia a terroristi oramai sconfitti sul piano tattico e culturale dallo Stato, la “Dottrina Mitterrand” venne dichiarata priva di validità giuridica, sta di fatto però che fino a quell’anno in Francia trovarono rifugio veri e propri assassini, come ad esempio Cesare Battisti.
Eppure la Francia aveva tutti i mezzi per verificare sia che i fatti criminali fossero effettivamente stati commessi, sia che qui da noi erano garantiti i fondamentali diritti dell’uomo, ciononostante i nostri cugini per molti anni si rifiutarono di consegnarci i terroristi che si erano rifugiati nel loro territorio.
Il dubbio che mi tormenta da alcuni giorni riguarda una riflessione del prof. Carlo Galli, il quale a proposito della globalizzazione scrisse : “l’insieme dei processi in cui tutte le tendenze della modernità esplodono, in configurazioni compiutamente post-moderne, al punto che tutte le contraddizioni spaziali inerenti il rapporto fra universale e particolare, tutte le difficoltà a far coesistere spazio chiuso e spazio illimitato, qui si manifestano come aporie, che non producono più né forma politica né libertà”.
Che non producono più né forma politica né libertà! questo è il punto, come prosegue il prof. Galli:  “si possono organizzare spazi politici senza più poterne tracciare i confini?”  ovvero: è pensabile a una forma politica cui riferire la globalizzazione, un ordine politico in grado di tracciare le coordinate dello spazio globale?
L’avvento della globalizzazione, fatto di straordinario interesse positivo per l’emancipazione sociale e per l’evoluzione socioculturale, nel suo spazio virtuale può contenere territori effimeri, dove è possibile esercitare una determinata forma politica liquefatta, senza strati, senza confini,dove a dominare e finanche a muoversi,  sono esclusivamente interessi economici e strategici, intrecci e relazioni; affari. Tutti elementi che non necessitano di una forma di Stato tradizionale, geografica, antropologica, religiosa, culturale e affettiva; non esiste una bandiera o un inno da amare, solo un unico interesse: gli affari, le relazioni.
Una forma di villaggio globale che  a differenza di quanto sognato da noi giovani degli anni ’60/70, non si basa sull’abbattimento delle frontiere, del libero scambio socioculturale, ma unicamente su piattaforme interbancarie a portata di un click.
Il rischio concreto che il mondo non possa più delinearsi in forme politiche e di libertà, è veramente concreto e porta alla domanda: In quale spazio giurisdizionale può essere applicata una legge se il concetto stesso di spazio di sovranità nazionale è posto in discussione?
Per questo, a prescindere dalla colpevolezza di Ablyazov o di Pavlov, credo sia necessario continuare a garantire il diritto di contestazione e il conseguente diritto di asilo in un altro paese  qualora ci si senta perseguitato, proprio per aggrapparci finché possibile alle sani tradizioni di esercizio filosofico del diritto.
Claudio Loiodice

Alexsander Pavlov

To:
Minister Of Justice
Sr. D. Alberto Ruiz -Gallardon
Sr. D. Javier Zaragoza Aguado
Chief Prosecutor Audenzia Nazional
Mr. D. Frederico Trillo – Figueroa
Ambassador Of Spain
Your Exellencies
Regarding the case of Aleksander  Pavlov
The case related to the violations committed to the detriment of the Ablyazov family in Italy, lead to a simple question: does Europe still want to consider the Kazakh accusations against Ablyazov and his entourage as trustworthy? Accusations, moreover, that aren’t even supported by any third party.
I think we need to stop any other action and we have to carry out thorough investigations on the facts, with the purpose of avoiding any further serious consequences.  We have to leave aside business interests, we have to focus solely on protecting the phisical and psychophicial health of the man.
Pease stop the extradition of Pavlov.
Thanks
Regards
Claudio Loiodice
Sociologist and Geopolitical Consultant
UK

Protect Aleksandr Pavlov from Extradition to Kazakhstan #Amnesty

Add your thoughts here… (optional)

fiveminuteactions

Aleksandr Pavlov is at risk of extradition to Kazakhstan by Spain. Amnesty International believes Pavlov would be at serious risk of torture or ill-treatment due to his links with the exiled opposition politician Muktar Ablyazov.

“Amnesty International believes that the Kazakhstani extradition request is connected to Aleksandr Pavlov’s links with the Kazakhstani opposition figure Mukhtar Ablyazov, who fled Kazakhstan in 2009 and was recognized as a refugee in the UK in 2011. Aleksandr Pavlov served as Mukhtar Ablyazov’s head of security for a number of years. There have been a number of cases against Kazakhstani political and civil society actors in which criminal prosecution in Kazakhstan has been linked to their connection with Mukhtar Ablyazov and his dissenting views. Reports of torture and other ill-treatment of detainees and prisoners continue in Kazakhstan, despite repeated government claims that it is successfully addressing the problem.”

“Under international law, Spain is under an…

View original post 288 altre parole

Alma e la piccola Alua

L’idea che il mondo possa girare in maniera inversa al normale sentimento comune, mi tormenta. 
 
Nel caso della sig. Shalabayeva  e della sua tenera bambina, abbiamo assistito ad una prova di quanto possa pesare lo sfruttamento scorretto della globalizzazione.
 
Ci mi conosce, chi segue i miei elaborati di studio, sa che sono sostanzialmente favorevole alla globalizzazione, pur temendo effetti negativi.
 
Quanto, come in questo caso, la globalizzazione si impantana nel più becero interesse capitalistico – tengo a sottolineo che il capitalismo è a mio avviso il metodo migliore, tra quelli conosciuti, per governare le relazioni economiche tra gli esseri umani – si manifesta la predisposizione atavica degli uomini alla sopraffazione del suo simile.
 
Pur di raggiungere l’arricchimento, gli uomini sono disposti a sacrificare, non solo vite di poveri innocenti e questo è stato dimostrato nei numerosissimi conflitti bellici, ma ciò è ancor peggiore la stessa dignità intellettuale, le faticose conquiste di civiltà prodotte da secoli di processi culturali evolutivi, invertendo così la marcia verso processi involutivi.
 
La globalizzazione, prodotto apice del progresso, potrebbe paradossalmente rispedirci in uno spazio storico/temporale retrograde, annullando in un attimo, le faticose conquiste economiche, sociali e culturali.
 
Coloro che egoisticamente credono di beneficare di questa effimera ricchezza senza condividerla con gli altri, si accorgeranno ben presto che il loro successo, costruito su castelli di soprusi, non potrà durare molto, perché gli effetti della globalizzazione corrono veloci e velocemente stravolgono gli equilibri. 
 
Questo cosa c’entra questo con il caso Shalabayeva?
 
Moltissimo, questo caso è la dimostrazione che poteri oramai distanti dal popolo e dalla filosofia democratica popolare, pur di mantenere il potere, statuario o economico che sia, sono disposti a giurare che Ablyazov è un criminale, perché lo dice uno Stato membro di organismi internazionali, poca importa se esistono concrete denunce a carico di quel Paese, di violazioni reiterate dei diritti dell’uomo,  e che la deportazione di sua moglie sia stata legittima e conforme alle norme nazionali, poco importa che mentono, sapendo di mentire, è quella la loro verità che sono obbligati a sostenere per chissà quale interesse, pubblico o privato, non importa.
 
Quanto costerà all’Italia e all’Europa intera, in termini culturali,  aver dovuto cedere al richiamo degli affari, in nome di un equilibrio geopolitico basato esclusivamente sulla dipendenza energetica?
 
Qualcosa non va, qualcosa ci sfugge e faremo bene tutti a soffermarci a riflettere, è il gioco il progresso culturale dell’intero pianeta.
 
Claudio Loiodice

The effects of the Ablyazov/ Shalabayeva Case on the future of the Italian Government

The effects of the Ablyazov: Shalabayeva Case on the future of the Italian Government pdf  (scarica qui la versione pdf)

As a starting point, the two matters, the Shalabayeva case and the violation of human rights in different Countries in the World, need to be analyzed separately.

In theory, from the deviant behavior point of view, that is from the analysis of those behaviors that are considered as deviant, so usually contrary to the rules applied by society, the behavior of the Republic of Kazakhstan may not result to be criminal. So, considering the geographical, anthropological and historical aspects, the action may be legitimate from the Kazakh point of view.

I believe we need to focus on the events occurred in Italy and, more in general, in Europe where there is no doubt that, both according to substantive law and according to natural law, that is the system of law determined by common sense, the behavior of the Police Authorities and of those who politically led those authorities was absolutely wrongful.

It is for the actions carried out in Italy that also the Kazakh conduct has to be reproached.

In synopsis:

With regards to the procedures, the actions carried out by the Italian Police were, in my opinion, not only unusual, but also criminally relevant.

Several violations of the criminal code could be listed out, such as conceptual falsity (meaning that although the document concerned is genuine, its content is not), abuse of authority and, even though a deeper analysis is required, kidnapping.

Moreover, there was a clear violation of regulations of the diplomatic relations, both from the Kazakh representatives and from the Italian authorities, first of all the Ministry of Interior, who should not have received the Kazakh diplomat without the approval of the relevant Ministry, that is the Foreign Ministry.

Such violation could be considered as a serious violation of the diplomatic code and could lead, as I assume the relevant Ministry is preparing to do, to the expulsion from Italy of the Kazakh diplomat, as an unwelcome person.

According to Prefect Pansa’s report, “the Minister could have known”; it is a diplomatic way of saying to acknowledge the obvious. I know Prefect Pansa very well, he was my boss at Special Service State Police and I deeply respect him.

Minister Alfano appointed Procaccini, head of his Cabinet, that is Alfano’s closest collaborator, to receive the Kazakh diplomatic delegation. It is absolutely impossible that Procaccini did not provide a report to Alfano on the meeting, also considering the important information disclosed during the meeting.

The first moves of the Italian government served as stopgap measures: the expulsion order was revoked, that is good, but this will not lead to anything.

Today’s debate in Senate could lead to Alfano’s resignation, which should be a logic action to undertake, hopefully the political resolution will lead to an official protest towards the Kazakh Government, this should include also the Italian Ambassador to be called back for a consult and the replacement request of the current Kazakh diplomatic representative in Rome.

With regards to the operational responsibilities, the operation was inappropriate and lacks experience. When you are planning to catch an international fugitive who could be armed, for professional experience, it is not advisable to irrupt in a house, where there are other people and especially children. In such cases usually, once the fugitive has been identified, you wait to catch the fugitive outside in the street.

Probably it will be the four high level managers of the Police and of the Ministry, some of them are very close to the retirement, who will pay the price of the operation.

This affaire occurred in an unstable political context. In the event Alfano has to resign from his position, the PDL, the Political Party of which Berlusconi is the undoubted leader, would immediately give up support on the current Government, that would then be forced to be dismissed in turn.

Some members of the PDL, Gasparri in particular, continue to claim that Mr Ablyazov is a dangerous fugitive, as if this were some sort of justification.

Even if this was true, it wouldn’t change the facts, mainly because the dispute focuses on Ablyazov’s wife and on their young child.

Lastly, a brief consideration on the Ablyazov’s international arrest warrant. From what I have read it seems that there is an Interpol Notice, there is no international arrest warrant, so, in the event Mr Ablyazov had been found in Italy, he should have been brought to the custody of the Local Authorities. The Local Authorities should have then evaluated the legitimacy of the wanted Notice. However, the Local Authorities could have not allowed extradition, according to international laws and considering that Mr Ablyazov is a political refugee, as stated by the UK.

To close up, a pessimistic remark. It is hard for me to believe that the situation will be solved with a benevolent action by the Kazakh Authorities, that, subsequently to the pressures of the Italian Government, will allow Mrs Shalabayeva and her daughter to return to Italy. This is however the strategy that needs to be applied, without attacking directly Kazakhstan at least in this phase, considering what is currently going on that country. At the moment, we have to demand the Italian and European right to protect all the citizens who are in our territories.

  16/07/2013

Claudio Loiodice

Lettera aperta al Sindaco Ignazio Marino

Carissimo Sig.Sindaco,
Nella giornata di venerdì  12 luglio scorso mi sono recato a Roma per un importante incontro presso il Senato della Repubblica, invitato dal Senatore Mario Michele Giarrusso.
Ritornare a Roma per me è come tornare a casa; anche se non sono romano sento una particolare attrazione per la vostra città, la nostra capitale, che credo sia la più bella del mondo.
Premetto che la mia esperienza mi ha portato a visitare moltissime città in tutto il mondo e a vivere in diverse città, in particolare a Parigi e a Londra, dove attualmente risiedo e lavoro.
In Italia, a Torino, dove continua a vivere la mia famiglia e dove ho uno studio, passo quasi la metà della mia vita.
La mia visita a Roma è stata fugace, arrivo alle 10 del mattino e partenza alle 17, il tempo necessario però per accorgermi che la qualità della vita, in relazione soprattutto alla mobilità e alla sicurezza, non è migliorata, anzi ritengo sia sensibilmente peggiorata.
Dopo l’appuntamento istituzionale e un veloce pranzo in uno degli angoli più fantastici del mondo, nonostante il caldo, decido di passeggiare fino a piazza di Spagna, da dove poi prendere la metro e raggiungere Termini.
L’enormità dei magnifici e stupendi palazzi e monumenti valgono senza dubbio la pena di trascinare la mia cartella e sudare sotto il vestito “d’ordinanza”.
Mentre cammino mi imbatto in una famiglia statunitense che si ferma estasiata davanti ad un palazzo nei pressi di via Condotti.
Per noi un palazzo normalissimo, seppur stupendo, ma normale perché di palazzi del genere ne abbiamo per fortuna in quantità e non soltanto a Roma.
I turisti estraggono una macchina fotografica e puntano l’obiettivo verso uno stemma in marmo che campeggia sull’angolo del palazzo.
Mi fermo ad osservarli e non posso far a meno di iniziare a ragionare sulla differenza tra quei turisti ed i visitatori che incontro ogni giorno su Kings Road o Brompton Road; tra le strade di Chelsea o di Westminster.
Londra è una bellissima città ma, a parte i giapponesi che fotografano tutto, persino i tombini, il turista punta la sua macchina fotografica ovviamente verso i simboli della città, che sono anche lì molti, ma preferisce affrettarsi per raggiungere Harrods, Oxford Street o Bond Street.
Credo che per la maggior parte dei casi la tipologia dei turisti non sia differente, penso invece che siano differenti le prospettive che il turista si pone in base alle attrattive che la città offre.
Roma offre un museo a cielo aperto; Londra, pure essendo intrisa di testimonianze storiche, ha invece dirottato le sue offerte mirandole ad attrattive commerciali, oltre che culturali.
Roma potrebbe benissimo affiancare all’enorme offerta culturale un’ attrattiva commerciale, di svago, culinaria. Lo fa? A mio avviso lo fa in maniera disordinata e senza le strutture logistiche di accoglienza necessarie.
Ho voluto fare questo preambolo prima di riprendere il percorso della strada che mi avrebbe condotto a Termini, affinché sia ben chiaro il senso della mia riflessione.
Per deformazione, o forse meglio dire formazione, professionale ho il vizio di osservare criticamente quello che mi circonda: l’elemento umano quale elemento del contesto generale, interagente, integrante, dove ogni sua azione si ripercuote in maniera virale sugli altri che insieme animano il contesto sociale.
In piazza di Spagna mi imbatto in un gruppo di agenti della Polizia Municipale; parlottano tra loro, rilassati sotto il sole cocente di luglio, difficilmente potrebbero portare l’attrezzatura della quale, anche d’estate sono dotati i loro colleghi inglesi.
I ” bobbies” hanno una dotazione importante, tra cui spicca l’immancabile giubbotto anti proiettile e il famoso elmetto.
Uno degli Agenti si accorge che una turista era entrata nella vasca della fontana della piazza, con molta naturalezza, mentre i suoi colleghi restano a discutere immobili, l’agente si allontana di qualche metro, si avvicina alla vasca, estrae il fischietto e vi soffia leggermente dentro, forse per non spaventare gli altri turisti.
La ragazza, che era entrata nella vasca per farsi fotografare, dopo lo scatto della macchina fotografica lentamente raggiunge il bordo, lo scavalca e ritorna al suo posto, dove rimane, senza nemmeno girarsi verso il Poliziotto, quantomeno per chiedere scusa.
L’Agente, soddisfatto del risultato, ritorna a conversare con i suoi colleghi.
Nulla da eccepire per il comportamento elegante e sereno tenuto dal Vigile se si considera il risultato immediato, mentre se si analizza la funzione alla quale sono posti gli agenti e si paragona il combinato funzione/strumento/effetto, le risposte a mio avviso risultano carenti.
Il Poliziotto in quel momento si era trovato di fronte ad una violazione alla cui vigilanza era preposto.
La violazione prevede senza dubbio una sanzione, la sanzione ha innanzitutto una funzione di deterrenza, la quale viene meno se essa non viene applicata, specie in un contesto pubblico, ovvero allorquando una moltitudine di persone assiste ad una violazione alla quale non segue l’ adeguata applicazione.
Quindi, considerando le risorse umane impiegate per svolgere quella funzione, almeno cinque Agenti ed il risultato ottenuto, appare evidente lo sperpero di forze, ritengo dovuto, più che ad una cattiva gestione, ad una scarsa formazione.
Continuo il mio viaggio e raggiungo la vicina stazione metro. Mentre sto per accingermi a salire sul treno mi accorgo della presenza di un gruppo di ragazzini chiaramente “rom” ma con indosso vestiti puliti e conformi all’abbigliamento comune.
Mi guardo intorno e noto che si dispongono, insieme ad alcune donne della stessa etnia, lungo tutto il marciapiede, così da poter salire su tutti i vagoni.
Davanti a me un ragazzino di circa 12 anni si accalca a ridosso della gente che sta per salire sulla carrozza, mi avvedo immediatamente del suo tentativo di infilare la mano destra all’interno di una borsa di una turista indiana, che con il marito e la figlia si apprestano a salire.
Ho giusto il tempo di afferrarlo per il collo, avendo cura però di non provocargli lesioni e di scaraventarlo fuori dalla carrozza, prima che il furto sia compiuto; il treno chiude le porte e riparte.
Apro un piccolo dialogo con la famiglia indiana che si era accorta dell’evento, ed in inglese, con un po’ d’ imbarazzo, cerco di spiegare che questo succede in tutte le città del mondo.
In cuor mio so che non è così, almeno non così evidente e grave, ma mi vergogno, provo vergogna per quello che accade a Roma, la capitale della mia amata nazione.
Alla fermata successiva, “Barberini”, dalla carrozza che precede la mia vedo scendere alcuni turisti che rincorrono altri Rom, sono tanti,  hanno fatto razzia di portafogli.
I commenti in inglese sulla carrozza sono impietosi, giustamente impietosi; c’è chi controlla con ansia la borsa.
Giungiamo a Termini e rieccoci: da tutte le carrozze scendono turisti che si lamentano di essere stati borseggiati, una vergogna, non posso far nulla tranne che chiamare il 113 (ore 15:11).
All’operatore, dopo essermi presentato come ex collega, spiego l’accaduto; il giovane poliziotto mi suggerisce di rivolgermi agli addetti che avrei trovato ai “gate”; mi rendo conto che non è in grado di accogliere una segnalazione, non è stato formato abbastanza, allora gli suggerisco di attivare i canali dedicati e di avvertire chi di competenza e attacco.
Sembra quasi che situazioni del genere, essendo all’ordine del giorno, siano state somatizzate dalla società e da chi deve proteggere quella società.
Ora, non voglio sembrare uno sprovveduto e non lo sono, conosco le dinamiche sociali che portano alla devianza, ne ho scritto anche dei saggi e non credo che la situazione sia irreversibile, che sia parte di un processo culturale di alterazione e di assuefazione, ma prima di concludere con quelle che ritengo possano essere delle ipotesi di risposta, che seguiranno alle critiche, voglio terminare il mio viaggio alla stazione Termini.
Avendo l’esigenza di anticipare la partenza mi metto in fila, dopo aver fatto la fila per avere un biglietto con un numerino, per accedere allo sportello assistenza clienti di Trenitalia.
Il mio numero è il 787, secondo il tabellone elettronico stanno servendo il nr. 580. La coda si preannuncia lunga. Con me, ci sono altri malcapitati, di cui il 70% circa stranieri, molti sono seduti per terra sulle valige, io ed altri, in uniforme di rappresentanza “giacca e cravatta”, siamo costretti a stare in piedi in media per 70 minuti.
Non ci sono panchine né tantomeno comode poltrone.
La ciliegina sulla torta? L’arrivo di un’altra Rom, poi di un indo-pakistano, poi di un romano.
Tutti parlando un quasi perfetto inglese, almeno per quel poco di vocabolario necessario, cercano di convincere i clienti in coda a seguirli alle vicine macchinette elettroniche per l’emissione dei biglietti, dove li avrebbero assistiti ovviamente per truffarli in qualche modo.
Mi prodigo per spiegare ai turisti in inglese di fare attenzione che potrebbe essere una frode e di non seguirli.
Nel frattempo giunge una guardia giurata che allontana due rom, mi avvicino per dirgli che ce ne sono altri, ma il giovane poliziotto privato quasi non mi sente, come dicono a Roma “scialla”, costringendomi a cambiare tono e ad assumere una postura professionale. La guardia si rende conto che forse sono rognoso, ma si limita a dire: “infatti li sto mandando via”.
Il ragazzo in divisa è solo, annoiato, accaldato, ma soprattutto immotivato e impreparato, e comunque quello non sarebbe il suo compito, in quanto a mio parere non è stato dotato degli strumenti giuridici e della preparazione per poter intervenire professionalmente.
In sintesi, qual è l’elemento che è mancato nel tragitto tra Piazza di Spagna e Roma Termini?
Sono tanti, ma cominciamo da uno: l’elemento delle risorse umane, quei 5 vigili che erano intenti a dialogare tra loro, se fossero stati impegnati in un attento pattugliamento e suddivisi per zone avrebbero  multato la turista che era entrata nella vasca della fontana; avrebbero fatto da deterrente e probabilmente avrebbero potuto arrestare almeno un borseggiatore ed avrebbero potuto identificare e far accompagnare in questura i truffatori.
Quei turisti derubati, coloro che sono dovuti rimanere in coda per più di un’ ora per fare un biglietto alla stazione, non solo difficilmente torneranno a Roma, ma faranno da veicolo di marketing virale negativo.
Tornando al servizio Customer Care di Trenitalia, non si capisce perché su circa 20 postazioni disponibili, solo 6 erano attive, quindi nel caso fossero state tutte funzionanti, i tempi di attesa si sarebbero ridotti sensibilmente, in media intorno ai 20 minuti.
Mi diranno quelli delle ferrovie: “spending review”, io risponderei: “no!” quantomeno ignoranza gestionale, perché finché ci sono clienti, vuol dire che ci sono incassi, quindi il personale non andrebbe tagliato, piuttosto incrementato e se i loro conti risultano in rosso, allora sarà colpa della cattiva amministrazione non della mancanza di lavoro.
Concludo, Signor Sindaco, augurandole di poter attivare le necessarie riforme, strutturali, culturali e logistiche, affinché Roma possa ritornare ad essere la meta più gettonata al mondo, ne ha tutti i diritti e tutte le possibilità, basta un po’ di buona volontà da parte di tutti.
Con stima,
15/07/2013
Claudio Loiodice