La Giustizia che ha salvato Berlusconi,rischia di essere annientata da colui che è stato salvato.

 
– Perché urge una risoluzione politica –

Prendo spunto da un articolo apparso su Repubblica in data 29/06/2013, che cita una indagine aperta dalla magistratura su segnalazione della Banca d’Italia, circa una operazione sospetta, relativa al passaggio di una cospicua somma di denaro tra Berlusconi e tale Sabrina Began, definita “attrice”.

Non so bene, non ricordo quale fosse il ruolo della sig.na Began nei vari scandali che coinvolsero l’allora premier e Tarantini in un giro di prostitute, ne tantomeno mi interessa approfondirlo, ma dall’articolo, che confesso di non aver letto completamente, pare che la ragazza sia indagata per quei fatti.

Pare di capire quindi che i due, Berlusconi e Began,(BB) siano quantomeno indagati per reato connesso, se non coimputati, ma questo non fa differenza.

In qualunque caso un passaggio sospetto di denaro tra indagati, o testimoni di reati connessi, potrebbe far scattare l’esigenza dell’emissione di una misura cautelare, necessaria per conservare le prove ed evitare l’inquinamento del quadro probatorio.

Fortunatamente in questo caso, e non solo in questo, i magistrati inquirenti hanno sapientemente evitato di adoperare nei confronti di Berlusconi provvedimenti di natura restrittiva, che in altre circostanze e verso chiunque altro avrebbero quasi certamente adottato.

Ricordiamo che il magistrato ha la facoltà, non l’obbligo, di disporre una misura cautelare, anche se l’articolo 274 c.p.p., come imperativo recita “sono dispose”, in quanto la legge concede al Giudice il libero discernimento di valutazione di tutte le condizioni, oggettive e soggettive, come quelle previste dal comma 4 e dal 4Bis.

Le misure cautelari hanno lo scopo, non solo di preservare l’indagine da una minaccia di inquinamento delle prove ma anche evitare che l’indagato si sottragga alla giustizia o reiteri il delitto.

Berlusconi, fatte salve le condizioni previste dal comma 4 bis, che tranne per particolari esigenze, vieta la custodia cautelare in carcere per gli ultra settantenni, poteva rientrare in molti casi nelle ipotesi di esigenze di preservazione dell’indagine, in quanto esisteva la concretezza che i reati potessero essere potenzialmente reiterati, che avesse, come pare concretamente e più volte ipotizzato (vedi De Gregorio – La Vitola – Began e le ragazze dette Olgiatine), la capacità economica e di potere, di condizionare la genuinità del testimonianze, oltre che l’indubbia ed enorme capacità di potersi per sempre sottrarre alla giustizia rifugiandosi all’estero ed in particolari in Stati dove non esistono trattati di estradizione e dove, è dimostrato, esistono interessi economici ed imprenditoriali riconducibili all’ex premier.

Dopo questa necessaria premessa, esercitata da me senza presunzione di perfetta competenza giuridica, ma solamente secondo le mie umili nozioni culturali e professionali, voglio cercare di dimostrare il perché sarà necessario trovare una soluzione politica al singolare caso di Mr. Berlusconi, cimentandomi in argomentazioni che più mi competono e cioè in chiave socio/evolutiva.

Prima ancora di parlare del soggetto, credo sia il caso di ragionare sul contesto storico, pregresso, presente e in prospettiva.

La comunità politica, quindi non solo la politica rappresentativa, ma anche e soprattutto la politica partecipativa, all’inizio degli anni novanta, si apprestava ad iniziare un processo di trasformazione fisiologico, sia perché si stava concludendo la fase embrionale della democrazia, chiamata prima Repubblica, sia a causa degli enormi cambiamenti culturali che stavano trasformando addirittura la forma stessa dello Stato, sempre più comunitario, sempre meno regionale, sia e soprattutto a causa delle inchieste che avevano scoperchiato un sistema di corruttela politico/amministrativa.

A far da acceleratore di particelle nucleari, si stavano ponendo le nuove tecniche e tecnologie di comunicazione sociale.

Iniziava quella che Bauman indica come la società liquida, una vita liquida, da Homo Consumens, omologato, omogeneizzato, globalizzato, che si adegua alle attitudini del gruppo per non sentirsi escluso, più che per non essere escluso; a consuetudini, a modelli culturali di condotta di un determinato contesto sociale prevalente. L’illustre filosofo sostiene che l’accettazione passiva , acritica, di questi modelli culturali, produce vite di scarto, rifiuti umani, consumatori unificati.

In quel determinato scorcio di storia, in quel passaggio epocale, una sorta di porta verso un nuovo mondo, si inserisce l’indubbia capacità personale e imprenditoriale di Silvio Berlusconi, il quale forte di un potere più che economico, relazionale – qui ci sarebbe da trattare l’argomento delle relazioni affaristiche e di potere in seno alla massoneria deviata, ma sarebbe troppo complicato e potrebbe non condurre a risultati certi ed apprezzabili – in maniera estremamente intelligente ed a mio avviso strategicamente cinica, “sale” in politica e tramite il suo potere mediatico, oltre ad indubbie capacità personali, trasforma l’elettorato, o buona parte di esso, da membri di democrazia partecipata a Homo Consumes, omologato standardizzato, acritico.

Per questo motivo, nonostante sia coinvolto in indagini e scandali che in qualsiasi parte del mondo sarebbero divenuti da tempo la tomba della sua carriera politica, in Italia quasi un terzo dell’elettorato attivo lo sostiene.

La ragione per la quale solo in Italia tra i tanti Paesi ad ordinamento democratico sia potuta accadere una cosa del genere, non è nella differente stratificazione sociale, non siamo o meglio non eravamo più o meno influenzabili degli altri popoli, eravamo e siamo soggetti alle trasformazioni globalizzate; le ragioni stanno invece nell’abnorme conflitto di interessi, mai trattato per ottusa ignoranza e/o per interessi personali.
Abbiamo lasciato che processi di trasformazione delicatissimi, fossero inquinati da elementi alterati come lo erano le potenzialità di Berlusconi, inquinati appunto da un evidente conflitto d’interesse.

Ma ora che fare? lasciare che la magistratura sopperisca come sempre a carenze di altri poteri dello Stato, o trovare una soluzione politica e quindi sollevare il potere giudiziario da una infinita ed imbarazzante questione?

Il magistrato applica le leggi che altri Organi legiferano e promulgano, asetticamente, se pur con libero convincimento e pieno discernimento, ma cosa succederebbe, cosa accadrebbe, quali effetti produrrebbe sulla comunità, una eventuale e prevedibile restrizione della libertà personale di Silvio Berlusconi?
Quale sarebbe la reazione di quella parte di elettorato/consumatore, che si vedrebbe in manette il suo prodotto omologato?

Voglio tralasciare le schiere di colonnelli dell’esercito berlusconiano, che credo per mero calcolo, sono disposti a dire tutto ed il contrario di tutto pur di perorare le ragioni, ovviamente giuridicamente sbagliate, del loro BOS, penso invece alla reazione della gente comune, di quelle vite conformate, che oramai confondono mistificazione pubblicitaria e realtà, virtual farm e società reale, anabolizzanti con vitamine naturali.

Siamo ad un ulteriore bivio di trasformazione sociale che impone scelte mature, pragmatiche, non ideologiche; sarà necessario resettare anche parte del diritto, trovando il modo di non calpestarlo, trovare un compromesso politico, di svolta, ma ovviamente adottare tutte le precauzioni affinché ciò non accada più, come ad esempio una legge strutturata in modo tale da evitare il conflitto di interesse, a combattere la corruzione e che rendere più efficace il sistema elettorale.

Ancora una volta la comunità giudiziaria ha saputo destreggiarsi tra il dover compiere il suo ruolo di imparzialità ed equità e calcolare gli effetti, le ripercussioni che i loro provvedimenti avrebbero potuto avere sull’intero contesto sociopolitico, ma l’azione penale è e deve rimanere obbligatoria.

Nonostante questo si tenta di riformare la magistratura rendendola asservita al potere esecutivo; chi propone questo o è in malafede o non ha una percezione realistica degli effetti che una tale scelleratezza produrrebbe.

Il nostro ordinamento si basa sul concetto della obbligatorietà dell’azione penale e dell’indipendenza della Magistratura e tutto il sistema giudiziario è costruito attorno ad esso; sconvolgendolo si rischierebbe di stravolgere l’intero processo penale e gettare ancora nel caos più totale il già compromesso equilibrio di regole della società.

Io non so, o meglio non so ancora, quale sarebbe la cosa giusta, so però che tocca alla politica avanzare delle proposte serie e condivise, come toccherebbe anche all’interessato adeguarsi al cambiamento, accettare la clemenza del popolo sovrano e uscire di scena senza gravi danni, senza essere costretto a leccarsi le ferite.

Berlusconi dovrebbe essere cosciente che nulla è eterno, che la società  evolve; c’è stato un tempo, molto lungo, dove lui è stato capace nel bene e nel male di condizionarne o agevolare i mutamenti, ci dovrà necessariamente essere un tempo durante il quale le regole dovranno essere differenti.

Se le parti in causa, e non mi riferisco ai banchi dei tribunali, non saranno in grado o non vorranno capire questo, si potrebbe aprire una stagione confusionale, durante la quale potrebbero confondersi devianza e regole, in quanto un atto per essere considerato deviante deve essere riferito ad un preciso contesto storico e socioculturale, dove ha avuto luogo, ma di preciso contesto non si potrà più parlare a causa della confusione di ruoli e regole.

01/07/2013

Claudio Loiodice

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About Claudio Loiodice

Claudio Loiodice (Potenza, 14 Luglio 1960) Sociologo Professionista, Criminologo esperto in geopolitica Docente di Criminologia Applicata alle Investigazioni presso il Dipartimento dell’Educazione della Repubblica e Cantone del Ticino (CH) Dirigente Associazione Nazionale Sociologi, delegato per il UK. Membro del direttivo nazionale della Fondazione Antonino Caponnetto e rappresentante UK. Membro della British Sociological Association e della American Society of Criminology. Biografia Si arruola nel corpo delle Guardie di P.S. (poi diventata Polizia di Stato) nel 1979. Giovane sportivo, dopo il corso di istruttore diventa Guardia di Pubblica Sicurezza, viene destinato a Torino dove viene impiegato immediatamente nelle attività più delicate nel contrasto alla criminalità. Nel 1984 viene assegnato alla sezione criminalità organizzata della squadra mobile e impiegato nelle più delicate indagini su tutto il territorio nazionale contro le varie organizzazioni mafiose, divenendo ben presto stretto collaboratore di grandi investigatori. Si occupa in particolare del fenomeno dei sequestri di persona, all’ epoca vera piaga nazionale, e, in particolare, dei sequestri di Marco Fiora, Carlo Celadon e Patrizia Tacchella, oltre ai molti casi di omicidi legati all’ Ndrangheta e alla Mafia. Nel 1987 frequenta l’Istituto di Perfezionamento per Ispettori e, dopo aver superato il corso, viene nominato comandante di squadra investigativa presso la sezione Omicidi e Criminalità Organizzata della Squadra Mobile. Alla fine del 1989, viene scelto dai vertici della Polizia come primo Ufficiale di Polizia Giudiziaria addetto ad attività under cover. Viene affidato all’ addestramento operativo della Drug Enforcement Administration. Nel 1990 compie la prima attività sotto copertura infiltrandosi in un’organizzazione internazionale guidata da cittadini curdi in Italia e Spagna. Dal 1990 al 2002 svolge 12 missioni under cover a livello nazionale e internazionale riuscendo a sgominare dall’ interno pericolose organizzazioni mafiose. Nel contempo svolge studi approfonditi sulla sociologia dell’immigrazione. Propone e crea la prima squadra contro la criminalità estera occupandosi di Nord Africa, Albania e Cina. Nel 1993 conduce personalmente le indagini sul primo omicidio legato alla criminalità cinese e collabora direttamente con il P M, portando a termine una delicata indagine internazionale che sfocia nell’ arresto di criminali cinesi in Italia, Francia e Olanda. Gli studi sul fenomeno lo portano a partecipare ad una ricerca accademica presso la facoltà di Sociologia e Antropologia della Oxford University. All’ inizio degli anni 2000 si dedica allo studio del fenomeno del fondamentalismo islamico in Europa e delle dinamiche di proselitismo e radicalismo dei Paesi Nord Africani; studi ovviamente legati alle tecniche di infiltrazione mediante l’immigrazione clandestina di elementi legati al terrorismo internazionale. Approfondisce le questioni relative al proliferare delle “case di preghiera” nei quartieri cittadini a forte presenza musulmana e di emarginazione sociale. Nel contempo svolge le sue ultime attività undercover infiltrandosi nelle più pericolosa ‘ndrangheta calabrese, specializzandosi in attività antiriciclaggio. L’ operazione porta allo smantellamento totale della struttura criminale nel nord Italia, incidendo pesantemente anche sulle finanze delle famiglie ‘ndranghetiste. Mette a frutto le sue esperienze come “commercialista” infiltrato per specializzarsi nei processi internazionali economici, nel Business Intelligence e nelle Due Diligence, offrendo, grazie ai suoi contatti nell’ intelligence internazionale tecniche di analisi e gestione delle crisi industriali, dei progetti antifrode e antiriciclaggio. Nella seconda metà degli anni 2000 lascia la Polizia di Stato e si trasferisce a Londra dove si specializza e dirige la società Strategy & Security Advisory – SSA EMEA Ltd per la gestione del rischio industriale e finanziario. Nel 2012 ottiene il Master in Alti Studi Geopolitici organizzato dalla prestigiosa Società Italiana per le Organizzazioni Internazionali con una tesi sulla “primavera araba” in Bahrain. Membro dell’Ufficio di Presidenza della Fondazione Antonino Caponnetto, si occupa di progetti di legalità e di studi sulla corruzione, il riciclaggio e gli appalti pubblici. Consulente in affari geopolitici dell’Osservatorio Mediterrraneo sulla Criminalità Organizzata e le Mafie. Pubblica costantemente le sue ricerche sui periodici in Italia e UK, dell’Associazione Nazionale Sociologi http://www.ans-sociologi.it/ e dalla British Sociological Association - BSA Teacher Journal. Claudio Loiodice (Potenza, Italy, July, 14 1960) Professional Sociologist, Criminologist with expertise in geopolitics. Teacher of Criminology applied to Investigations at the Department of Education of the Republic and Canton of Ticino (Switzerland) Board Member of the Italian Sociologist National Association - Associazione Nazionale Sociologi – UK delegate. National Board Member of the Antonino Caponnetto Foundation and UK representative. Member of the British Sociological Association and of the American Society of Criminology. Biography He joined the Italian National Police (former Guards of Public Security) in 1979. Young athlete, after the course as instructor he becomes Guard of Public Security and he is transferred to Torino (Italy) where he is immediately employed in the most delicate activities against crime. In 1984, he is transferred to the Organized Crime Department of the Italian Flying Squad and is employed in the most delicate investigations, carried out on a national level, into the various mafia – type organizations, thus becoming soon a close collaborator of great investigators. In particular, he focuses on kidnapping, at that time a national emergency. In particular, he works on the kidnapping of Marco Fiora, Carlo Celadon and of Patrizia Tacchella. He also works on several murder cases related to mafia – like organizations (‘Ndrangheta – Italian Region of Calabria and Mafia – Italian Region of Sicily). In 1987 he attends the School for Inspectors of the Italian National Police. Once graduated he is appointed Chief of the Investigation Team of the Murder and Organized Crime Department of the Italian Flying Squad. At the end of 1989, he is chosen by the Executives of the Italian Police as the first Officer of Judiciary Police for under cover activities. He receives then operative training by the Drug Enforcement Administration. In 1990, he completes his first under cover mission. He infiltrates an international criminal organization managed by Kurd citizens in Italy and in Spain. Between 1990 and 2002, he completes 12 under cover missions both on a national and on an international level. He manages to defeat from the inside dangerous mafia like organizations. In the meantime, he carries out in depth studies on the sociology of migration. He proposes the creation and then creates the first Italian Police Team against foreign crime. He focuses on North Africa, Albania and China. In 1993, he personally carries out investigations into the first murder case related to the Chinese organized crime. He collaborates directly with the Public Prosecutor in a delicate international investigation that will lead to the arrest of Chinese criminals in Italy, France and Holland. His studies on this matter enable him to participate to an academic research held at the Faculty of Sociology and Anthropology of the Oxford University. At the beginning of the 2000s, he focuses his studies on the Islamic fundamentalism in Europe and on the dynamics of proselytism and of radicalism in the North African Countries. These studies are obviously related to the infiltration techniques through the illegal immigration of subjects related to international terrorism. He studies in depth the so-called phenomenon of the “Houses of Prayer” that develop in the districts characterized by a strong Muslim presence and by social exclusion. In the meantime, he completes his last under cover mission. He infiltrates the most dangerous Calabrian mafia – like criminal organization and he specializes in anti-money laundering activities. The mission leads to the total dissolution of the criminal structure in the North of Italy; this has a strong negative effect on the Calabrian mafia – like families and on their finances. He uses his experience as infiltrated “accountant” in order to specialize his skills in the international economic processes, in Business Intelligence and Due Diligence. Thanks to his contacts in the international intelligence, he offers analysis techniques, industrial crisis management techniques and anti-fraud and anti-money laundering projects. In the second half of the 2000s, he retires from The Italian National Police and moves to London where he is managing director of the company Strategy & Security Advisory – SSA EMEA Ltd, whose core business is financial and industrial risk management. In 2012, he achieves the Master in High Geopolitical Studies organized by the prestigious Italian Society for the International Organizations - SIOI. His Master dissertation focuses on the “Arab Spring” in Bahrain. As a board member of the Antonino Caponnetto Foundation, he works on projects related to lawfulness and on studies on corruption, anti-money laundering and public tenders. He is a consultant for the geopolitical affairs of the Italian Mediterranean Observatory for the Organized Crime and mafia- like organizations. He constantly publishes his researches on journals in Italy and in the UK, via the Italian Sociological Association - http://www.ans-sociologi.it/ - and the British Sociological Association - BSA Teacher Journal.

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