Prato e la fine dell’industria familiare – L’egoistica ignoranza degli imprenditori italiani

Prato e la fine dell’industria familiare – L’egoistica ignoranza degli imprenditori italiani di Claudio Loiodice (versione pdf)

Era il 1993, se non erro il 17 febbraio, in un fossato a ridosso dell’autostrada Torino Savona, venne rinvenuto il corpo di un cinese, aveva un bel buco sulla fronte.

All’epoca coordinavo la squadra investigativa di contrasto alla criminalità estera.

Al briefing mattutino trattammo il caso e venni delegato per la conduzione delle indagini.

Si partiva da un cinese, con l’orologio al polso che segnava l’ora della presumibile morte. Ripercorremmo il tragitto che portava a quel dirupo di Roccavigliale, mi imbattei in quel complesso argomento che è l’immigrazione, che mi avrebbe cambiato la vita e che avrebbe reindirizzato i miei studi.

L’uomo faceva parte di una organizzazione che si occupava di viaggi di clandestini, ne era parte e complice ed aveva inserito nel gruppo di viaggiatori per il quale era responsabile sua nipote, figlia di uno dei suoi fratelli; quella ragazzina, scovata in un laboratorio clandestino, divenne poi parte della mia famiglia, crebbe fino alla maggiore età insieme ai miei figli.

Parlando di questi argomenti non posso fare a meno di rivolgere un affettuoso pensiero al mio capo d’allora, il suo ricordo fortunatamente non mi abbandona, ma la sua presenza mi manca. Aldo Faraoni, il mio capo, e Anna Maria Loreto, il Pubblico Ministero, ebbero il coraggio di concedermi ampia facoltà d’iniziativa; i risultati dettero noi ragione.

Individuato il movente, raccolte le prove, recuperati una cinquantina di clandestini e, per la prima volta, forse l’ultima, convinto a collaborare due architrave del traffico di immigrati, si trattava di individuare ed arrestare gli assassini.

La ricerca ci indirizzava a Prato, alla sua periferia, a quell’ hinterland fiorentino di Montemurlo, San Donnino, Campi Bisenzio.

Un polo manifatturiero che aveva fatto dell’eleganza, della qualità e dello stile il suo marchio.

I familiari dell’assassino, che poi fu da me catturato ad Utrecht, gestivano un complesso di aziende proprio in quei capannoni che in questi giorni l’Italia osserva sbigottita, meravigliata; quei capannoni trappole di morte, quella morte che ha avvolto sconosciuti moderni schiavi.

Prima di ogni intervento, come solitamente facevo, come avevo fatto in Calabria, in Sicilia o i altre parti del mondo, avevo l’abitudine di soggiornare sul posto, anche per tempo.

Era necessario per me annusare l’ambiente, nel frattempo svolgevo i miei accertamenti, comune per comune, quartiere per quartiere, solo, mi piaceva state da solo, non dare nell’occhio.

Il sindaco di Montemurlo mi consigliò di rivolgermi al più esperto dei vigili urbani, Fausto, con il quale instaurammo immediatamente un feeling eccezionale.

Dalla stupenda collina della Rocca, dalla terrazza di un bellissimo ristorante, Fausto mi illustrava il territorio, mi parlava della sua gente, dell’industria familiare che nel corso dei decenni si era consolidata.

Era lì il polo tessile industriale più importante del mondo, insieme a Biella.

Fausto mi parlava di intere famiglie, filiere della moda italiana. Prima dell’arrivo in massa dei cinesi, tutti lavoravano. Ogni famiglia si era specializzata in un dato dettaglio specifico della manifattura. Un capo d’abbigliamento passava da casa a casa: il taglio, le cuciture, gli orli, i ricami, le asole, i bottini. Ogni famiglia era un impresa, produceva e formava, pagava le tasse e contribuiva allo sviluppo dell’area.

Lungi da me essere contrario ai fenomeni migratori, ma quando essi investono in maniera disordinata un territorio producono, loro malgrado, effetti demografici ed economici disastrosi.

L’arrivo in massa di cinesi, provenienti prevalentemente dalla regione dello Zhejiang, a forte vocazione manifatturiera, anche se la maggioranza della popolazione migrante ha radici agricole, sconvolse l’assetto economico della zona di Prato.

Alle aziende italiane non conviene assumere direttamente immigrati, troppi problemi gestionali, burocratici e amministrativi, meglio concedere in outsourcing, dare in sub appalto le confezioni di abbigliamento, la filatura dei tessuti, la lavorazione del pellame.

I costi della produzione si ridussero fino ad arrivare al 90%, ciò non accadde per i prezzi al consumo, producendo quindi un effetto speculativo a beneficio unicamente del committente; d’altro canto e per effetto del calo delle commesse destinate alle imprese familiari autoctone, si assistette ad un effetto domino: l’aumento della disoccupazione locale, la chiusura delle micro imprese locali e la conseguente riduzione del gettito fiscale, in sintesi, il repentino deperimento socioeconomico della comunità pratese e dei paesi limitrofi.

Fausto, il vigile di Montemurlo, mi condusse dapprima ad intervistare le imprese gestite da italiani e successivamente a visitare con una scusa, lui conosceva capillarmente il territorio, anche le aziende cinesi che in maniera virale si stavano insediando sul territorio erodendo lavoro.

La concessione delle commesse alle aziende gestite dai cinesi non centrava nulla con il libero mercato e la libera concorrenza, in quanto gli standard di qualità e il rispetto delle norme che regolano il lavoro erano nettamente inferiori in quelle realtà di recente insediamento.

Dopo aver ottenuto un quadro abbastanza completo della situazione, in coordinamento con l’allora Commissariato di Prato e con la Questura di Firenze, eseguendo la delega d’indagine della DDA di Torino, eseguimmo una serie di controlli, i primi di quella portata e quella intensità.

Lo scopo era quello di rintracciare i clandestini che erano arrivati in Italia grazie all’organizzazione criminale della quale facevano parte sia la vittima sia gli assassini, raccogliere testimonianze ed elementi probatori e, non per ultimo, tentare di catturare i componenti della banda.

Eravamo facilitati dal fatto che i due collaboratori di giustizia e alcuni testimoni, come la minore che mi venne affidata, stavano iniziando a snocciolare fatti e circostanze per noi inedite.

In pochi giorni mettemmo a soqquadro l’intero hinterland fiorentino e, per la prima volta, dove trovavamo a lavorare clandestini, procedevamo ad arrestare il maggior numero di persone possibile, tutti coloro che a vario titolo gestivano lo sfruttamento della manodopera clandestina e, cosa inedita per i tempi, sequestravamo macchinari e locali adibiti a laboratorio.

Le conseguenze non si fecero attendere, ricordo che l’allora Procuratore della Repubblica competente per il territorio e il defunto dirigente del Commissariato tentarono di opporsi, non sugli arresti, data la loro obbligatorietà, ma sui sequestri.

Il dirigente in particolare mi disse chiaramente che aveva ricevuto diverse lamentele da parte delle associazioni d’impresa. Quell’azione così massiccia aveva rallentato le consegne della merce che rischiava di andare definitivamente perduta.

A lamentarsi erano quegli ottusi grandi imprenditori della moda che pur di aumentare il loro profitto stavano uccidendo il territorio, rendendosi complici di soprusi e prevaricazioni schiavistiche.
Il Dirigente era un bravo uomo, gentile,ma non si aspettava di affrontare una situazione così difficile al termine della sua carriera e seppi dopo della sua vita.

Sostenuto dalla Procura di Torino e in particolare dalla Dott.sa Loreto e dal Procuratore Maddalena, imposi la mia linea e produssi i verbali di sequestro, invitando il mio superiore del posto a valutarlo e nel caso, se l’avesse ritenuto privo di fondamento, assumendone le responsabilità, avrebbe potuto censuralo. Stessa discussione ebbi con il Magistrato del posto che invitai senza mezzi termini a non convalidarlo, se riteneva di farlo, puntualizzando che avevo già trasmesso copia del mio rapporto alla Procura che mi aveva delegato.
Ovviamente nessuno si assunse la responsabilità ma in città il clima era pensante.

Spiegai ad alcuni imprenditori che mi fecero incontrare della temporaneità dei profitti e delle enormi responsabilità, anche penali, che si assumevano consentendo lo sfruttamento, la schiavitù, alla quale erano sottoposti centinaia di giovani cinesi.

La mia indagine risale a 20 anni fa, ma guardando le immagini di questi giorni, di quei poveri lavoratori bruciati nei loro loculi, mi sembra ieri.

Mi domando il perché non si sia intervenuto nel corso di questi anni; la mia indagine si concluse e io venni destinato ad altri incarichi, ma la Procura del posto era stata messa a conoscenza del fenomeno dai miei svariati rapporti, da miei arresti, dai sequestri, dai clandestini scovati.

Perché non si è intervenuto sul reato fine, ovvero su coloro che lucrano vergognosamente su profitto?

Perché non si è mai pensato di chiamare a rispondere i committenti, anche come responsabilità oggettiva, ovvero responsabilità penale delle persone giuridiche (ex 231)?

Perché non sono state controllate le agibilità dei locali prima di concedere le autorizzazioni? La ASL dov’era?

Sentivo i numeri delle imprese cinesi del settore, dei capannoni da loro occupati, migliaia: oggi sono migliaia perché quando erano decine non si è fatto nulla per emarginare il problema.

La domanda finale è una sola: a chi faceva e fa comodo che si tolleri una simile vergognosa situazione?

La risposta è semplice, al mercato, ai grandi gruppi imprenditoriali!

Ma a noi, ai pratesi, conviene mantenere questo tipo di mercato? No.

04/12/2013

Claudio Loiodice

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About Claudio Loiodice

Claudio Loiodice (Potenza, 14 Luglio 1960) Sociologo Professionista, Criminologo esperto in geopolitica Docente di Criminologia Applicata alle Investigazioni presso il Dipartimento dell’Educazione della Repubblica e Cantone del Ticino (CH) Dirigente Associazione Nazionale Sociologi, delegato per il UK. Membro del direttivo nazionale della Fondazione Antonino Caponnetto e rappresentante UK. Membro della British Sociological Association e della American Society of Criminology. Biografia Si arruola nel corpo delle Guardie di P.S. (poi diventata Polizia di Stato) nel 1979. Giovane sportivo, dopo il corso di istruttore diventa Guardia di Pubblica Sicurezza, viene destinato a Torino dove viene impiegato immediatamente nelle attività più delicate nel contrasto alla criminalità. Nel 1984 viene assegnato alla sezione criminalità organizzata della squadra mobile e impiegato nelle più delicate indagini su tutto il territorio nazionale contro le varie organizzazioni mafiose, divenendo ben presto stretto collaboratore di grandi investigatori. Si occupa in particolare del fenomeno dei sequestri di persona, all’ epoca vera piaga nazionale, e, in particolare, dei sequestri di Marco Fiora, Carlo Celadon e Patrizia Tacchella, oltre ai molti casi di omicidi legati all’ Ndrangheta e alla Mafia. Nel 1987 frequenta l’Istituto di Perfezionamento per Ispettori e, dopo aver superato il corso, viene nominato comandante di squadra investigativa presso la sezione Omicidi e Criminalità Organizzata della Squadra Mobile. Alla fine del 1989, viene scelto dai vertici della Polizia come primo Ufficiale di Polizia Giudiziaria addetto ad attività under cover. Viene affidato all’ addestramento operativo della Drug Enforcement Administration. Nel 1990 compie la prima attività sotto copertura infiltrandosi in un’organizzazione internazionale guidata da cittadini curdi in Italia e Spagna. Dal 1990 al 2002 svolge 12 missioni under cover a livello nazionale e internazionale riuscendo a sgominare dall’ interno pericolose organizzazioni mafiose. Nel contempo svolge studi approfonditi sulla sociologia dell’immigrazione. Propone e crea la prima squadra contro la criminalità estera occupandosi di Nord Africa, Albania e Cina. Nel 1993 conduce personalmente le indagini sul primo omicidio legato alla criminalità cinese e collabora direttamente con il P M, portando a termine una delicata indagine internazionale che sfocia nell’ arresto di criminali cinesi in Italia, Francia e Olanda. Gli studi sul fenomeno lo portano a partecipare ad una ricerca accademica presso la facoltà di Sociologia e Antropologia della Oxford University. All’ inizio degli anni 2000 si dedica allo studio del fenomeno del fondamentalismo islamico in Europa e delle dinamiche di proselitismo e radicalismo dei Paesi Nord Africani; studi ovviamente legati alle tecniche di infiltrazione mediante l’immigrazione clandestina di elementi legati al terrorismo internazionale. Approfondisce le questioni relative al proliferare delle “case di preghiera” nei quartieri cittadini a forte presenza musulmana e di emarginazione sociale. Nel contempo svolge le sue ultime attività undercover infiltrandosi nelle più pericolosa ‘ndrangheta calabrese, specializzandosi in attività antiriciclaggio. L’ operazione porta allo smantellamento totale della struttura criminale nel nord Italia, incidendo pesantemente anche sulle finanze delle famiglie ‘ndranghetiste. Mette a frutto le sue esperienze come “commercialista” infiltrato per specializzarsi nei processi internazionali economici, nel Business Intelligence e nelle Due Diligence, offrendo, grazie ai suoi contatti nell’ intelligence internazionale tecniche di analisi e gestione delle crisi industriali, dei progetti antifrode e antiriciclaggio. Nella seconda metà degli anni 2000 lascia la Polizia di Stato e si trasferisce a Londra dove si specializza e dirige la società Strategy & Security Advisory – SSA EMEA Ltd per la gestione del rischio industriale e finanziario. Nel 2012 ottiene il Master in Alti Studi Geopolitici organizzato dalla prestigiosa Società Italiana per le Organizzazioni Internazionali con una tesi sulla “primavera araba” in Bahrain. Membro dell’Ufficio di Presidenza della Fondazione Antonino Caponnetto, si occupa di progetti di legalità e di studi sulla corruzione, il riciclaggio e gli appalti pubblici. Consulente in affari geopolitici dell’Osservatorio Mediterrraneo sulla Criminalità Organizzata e le Mafie. Pubblica costantemente le sue ricerche sui periodici in Italia e UK, dell’Associazione Nazionale Sociologi http://www.ans-sociologi.it/ e dalla British Sociological Association - BSA Teacher Journal. Claudio Loiodice (Potenza, Italy, July, 14 1960) Professional Sociologist, Criminologist with expertise in geopolitics. Teacher of Criminology applied to Investigations at the Department of Education of the Republic and Canton of Ticino (Switzerland) Board Member of the Italian Sociologist National Association - Associazione Nazionale Sociologi – UK delegate. National Board Member of the Antonino Caponnetto Foundation and UK representative. Member of the British Sociological Association and of the American Society of Criminology. Biography He joined the Italian National Police (former Guards of Public Security) in 1979. Young athlete, after the course as instructor he becomes Guard of Public Security and he is transferred to Torino (Italy) where he is immediately employed in the most delicate activities against crime. In 1984, he is transferred to the Organized Crime Department of the Italian Flying Squad and is employed in the most delicate investigations, carried out on a national level, into the various mafia – type organizations, thus becoming soon a close collaborator of great investigators. In particular, he focuses on kidnapping, at that time a national emergency. In particular, he works on the kidnapping of Marco Fiora, Carlo Celadon and of Patrizia Tacchella. He also works on several murder cases related to mafia – like organizations (‘Ndrangheta – Italian Region of Calabria and Mafia – Italian Region of Sicily). In 1987 he attends the School for Inspectors of the Italian National Police. Once graduated he is appointed Chief of the Investigation Team of the Murder and Organized Crime Department of the Italian Flying Squad. At the end of 1989, he is chosen by the Executives of the Italian Police as the first Officer of Judiciary Police for under cover activities. He receives then operative training by the Drug Enforcement Administration. In 1990, he completes his first under cover mission. He infiltrates an international criminal organization managed by Kurd citizens in Italy and in Spain. Between 1990 and 2002, he completes 12 under cover missions both on a national and on an international level. He manages to defeat from the inside dangerous mafia like organizations. In the meantime, he carries out in depth studies on the sociology of migration. He proposes the creation and then creates the first Italian Police Team against foreign crime. He focuses on North Africa, Albania and China. In 1993, he personally carries out investigations into the first murder case related to the Chinese organized crime. He collaborates directly with the Public Prosecutor in a delicate international investigation that will lead to the arrest of Chinese criminals in Italy, France and Holland. His studies on this matter enable him to participate to an academic research held at the Faculty of Sociology and Anthropology of the Oxford University. At the beginning of the 2000s, he focuses his studies on the Islamic fundamentalism in Europe and on the dynamics of proselytism and of radicalism in the North African Countries. These studies are obviously related to the infiltration techniques through the illegal immigration of subjects related to international terrorism. He studies in depth the so-called phenomenon of the “Houses of Prayer” that develop in the districts characterized by a strong Muslim presence and by social exclusion. In the meantime, he completes his last under cover mission. He infiltrates the most dangerous Calabrian mafia – like criminal organization and he specializes in anti-money laundering activities. The mission leads to the total dissolution of the criminal structure in the North of Italy; this has a strong negative effect on the Calabrian mafia – like families and on their finances. He uses his experience as infiltrated “accountant” in order to specialize his skills in the international economic processes, in Business Intelligence and Due Diligence. Thanks to his contacts in the international intelligence, he offers analysis techniques, industrial crisis management techniques and anti-fraud and anti-money laundering projects. In the second half of the 2000s, he retires from The Italian National Police and moves to London where he is managing director of the company Strategy & Security Advisory – SSA EMEA Ltd, whose core business is financial and industrial risk management. In 2012, he achieves the Master in High Geopolitical Studies organized by the prestigious Italian Society for the International Organizations - SIOI. His Master dissertation focuses on the “Arab Spring” in Bahrain. As a board member of the Antonino Caponnetto Foundation, he works on projects related to lawfulness and on studies on corruption, anti-money laundering and public tenders. He is a consultant for the geopolitical affairs of the Italian Mediterranean Observatory for the Organized Crime and mafia- like organizations. He constantly publishes his researches on journals in Italy and in the UK, via the Italian Sociological Association - http://www.ans-sociologi.it/ - and the British Sociological Association - BSA Teacher Journal.

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