Archive | aprile 2014

Claudio Loiodice Sociologist – Geopolitical Consultant

Maternità, aborto, etica e diritto alla laicità

 

Lo scorso 26 aprile  sono apparsi sui media due articoli che inducono ad una riflessione profonda sul concetto di laicità. *

Premetto che sono cattolico e che, non solo per questo motivo, sono in linea di principio contrario all’aborto, come sono, sempre in linea generale, contro la pena di morte, l’eutanasia e le manipolazioni genetiche.

Queste convinzioni riguardano la mia sfera socioculturale, la mia formazione, la crescita e l’educazione e, anche se ritengo siano comuni a tante altre persone provenienti dalla mia stessa linea educativa, comprendo che non tutti, anzi molti altri, possano non condividere le mie idee.

Sono però altrettanto convinto che l’unica forma di convivenza civile praticabile, almeno quella meno conflittuale, sia quella laica. Il concetto di laicità non deve però essere confuso con quello anarchico ed agnostico, non di certo; è oramai consolidato, almeno in questa vita, che le forme sociali sopravvivono solo ed esclusivamente quando la società stessa si è data delle regole.

Le regole, ovviamente, sono dettate dalla sintesi della pluralità delle convinzioni di ognuno dei componenti, ovvero della maggioranza, a cui la minoranza, per il semplice fatto di aver accettato e di continuare ad accettare di far parte di quel determinato contesto sociale, si deve assoggettare.

Le regole di civile convivenza che la comunità si deve porre possono anche riguardare la sfera personale di un membro della stessa, come ad esempio quelle che tutelano la salute e la conservazione della stirpe. Vietare l’omicidio, il suicidio o ogni atto autolesionistico riguarda non solo il soggetto passivo o attivo, ma l’intera collettività intesa in quanto tale.

Noi cattolici riteniamo che la vita abbia inizio sin dal concepimento, pertanto tendiamo a paragonare l’aborto alla soppressione volontaria di un essere umano, all’omicidio.

Esistono comunque delle perplessità in merito all’ipotesi prima illustrata riguardante l’inizio della vita; perplessità che non possono essere soddisfatte solo in ambito teologico, per il rispetto della pluralità delle idee e della laicità, ma che debbono trovare un riscontro anche in ambito scientifico.

Altri dubbi sulla spinosa materia derivano dall’interrogativo che tanti si sono posti, su quale sia il bene primario da tutelare: l’integrità e la salute dell’essere anagraficamente già nato, in quanto soggetto con pieno diritto di libero arbitrio – nei minori incoscienti temporaneamente esercitato dal tutore – o stabilire imprescindibilmente il diritto dell’ essere concepito di poter nascere e quindi esistere?

Penso ad esempio ai casi di gravidanze che mettono in pericolo la prosecuzione serena e sana della donna; a feti affetti da malformazione; a gravidanze prodotte da violenza o concepite in corpi di donne incapaci intellettualmente e quindi inconsapevoli del valore del concepimento e del ruolo materno.

Ci sono poi casi nei quali la donna ritiene che quel concepimento, frutto semplicemente di un congiungimento carnale, privo di un significato sentimentale, possa costituire un ostacolo allo svolgimento sereno della propria esistenza.

Per tutti questi casi, sia terapeutici, sia  risultato di un discernimento consapevole dell’interessata, tenuto conto delle condizioni socioculturali, la legge 194/78, consente e quindi ne sancisce il diritto, all’interruzione volontaria della gravidanza, la quale deve avvenire entro i termini previsti dalla legge stessa, che variano a seconda se si tratti di terapeutico o di altro libero arbitrio.

E’ stata quindi la comunità, in questo caso quella italiana, che e è stata chiamata a decidere, ad approvare la legge, o meglio abrogare la norma che vietava la pratica abortiva.

 Il fatto che la stragrande maggioranza degli italiani, pure essendo, o meglio dichiarandosi cattolica, abbia voluto prevedere una tale norma, sta a significare che essa è divenuta legge e quindi va rispetta da chiunque.

Potrebbe sembrare contraddittorio, a mio avviso non lo è; l’etica è una condizione personale che si acquisisce inconsapevolmente sin dalle origini della propria esistenza e a differenza della deontologia, non è una cosa che si impara, è una condizione presente in noi.

Eticamente farei di tutto per impedire un aborto, tranne che, fuori dalle ipotesi di legge, imporre la mia idea su un altro soggetto dotato di libero arbitrio, di coscienza, di intelligenza sufficiente a consentirgli di decidere liberamente e senza sottomissioni o costrizioni.

Chi leggerà l’articolo relativo alla giovanissima mamma, si renderà conto della dolcissima premura, della voglia che questa ragazza ha di allevare il frutto del suo amore; altre ragazze probabilmente non hanno goduto delle condizioni psicosociali positive necessarie per affrontare una tale situazione; sarebbe stato un delitto, un dramma, un obbrobrio etico, aver consentito o indotto in questo caso l’aborto.

 

Diverso è invece il caso che  riguarda  la questione dell’obiezione di coscienza, che rende difficile l’applicazione della legge 194. Ritengo che al contrario di quanto sostengono gli obiettori, sulla cui scelta non discuto, sia eticamente e deontologicamente scorretto opporre l’obiezione in strutture pubbliche che, in quanto tali, essendo a disposizione del pubblico, debbono consentire agevolmente l’esercizio di un diritto legittimamente posseduto e garantito dalla legge.

La chiave sta proprio nella inviolabile laicità dello Stato di diritto, che trae esclusivamente fonte dalla complessità e sintesi della volontà dei soggetti che compongono quella determinata società.

In conclusione: l’argomento pone senza dubbio degli interrogativi amletici; domande che ci tormentano, che dividono le coscienze, ribadendo il mio no alle pratiche abortive indiscriminate, per capriccio, per incapacità di assumersi precise responsabilità, credo che comunque i valori civili, laici, debbano prevale sulle convinzioni religiosi che ognuno di noi ha, se così non fosse, di fatto giustificheremo tutte quelle imposizioni arcaiche che altre religioni impongono all’interno di Stati governati in maniera teocratica. 

 

 

Member of the British Sociological Association – American Society of Criminology UK Representative Associazione Nazionale Sociologi – Fondazione Antonino Caponnetto London director@strategyandsecurityltd.comhttp://www.strategyandsecurityltd.com

 

* http://www.repubblica.it/cronaca/2014/04/26/news/mamma_sedicenne-84485061/?ref=HREC1-5

* http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/04/26/news/milano_emergenza_aborti_niguarda_deve_chiedere_aiuto_ai_colleghi_del_sacco-84472661/?ref=HREC1-6

 

 

 

 

 

 

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Il nuovo asse del Mar Caspio

Il nuovo asse del Mar Caspio

Forse a qualcuno sarà sfuggita la minaccia che Putin fece all’inizio del conflitto civile in Ucraina, quando avvisò gli USA e l’Europa che avrebbe potuto cambiare linea sulla sua politica internazionale in relazione all’Iran.

Non era di un bluff, anzi ritengo che tutto sia stato ampiamente studiato e previsto.

Si tratta della più grande operazione strategia di riposizionamento degli assi di influenza geopolitica dai tempi dell’impero Sovietico.

Dopo aver riconquistato una certa indipendenza economica ed aver stabilizzato la bilancia commerciale, a causa dell’avanzamento dell’area di influenza dell’UE e quindi dell’asse “Atlantico” e in considerazione dell’affermazione della Cina come superpotenza economica e commerciale ad est, la Russia di Putin si è trovata “costretta”, per così dire, a reagire.

Abbiamo quindi assistito ad una progressiva propaganda nazionalistica nei territori extranazionali con componenti linguistiche ed etniche russofone; abbiamo potuto constatare il sostegno a governi, come quello di Yanukovich, chiaramente corrotti.

La Russia non poteva permettersi di trovarsi alle porte un paese di fatto sotto il controllo occidentale, o peggio ancora appartenente alla UE, come non potrà permettersi di sostenere sanzioni commerciali ed embarghi. Doveva pertanto trovare una via d’uscita che gli avrebbe consentito di attenuare i risvolti negativi conseguenti alla sua politica anti occidentale.

Si doveva favorire una piattaforma di interscambio verso altre regioni, specie verso il Medio Oriente e la Cina.

E’ stato quindi individuato come “trait d’union” il bacino del mar Caspio, sul quale si affaccia, oltre alla Russia e ai paesi di influenza russa, Kazakhistan, Turkmenistan e Arzebaijan, l’Iran.

Cosa c’entra allora la Cina?

Semplice, la superpotenza asiatica ha fame di energia ed i paesi bagnati dal più grande lago salato del pianeta detengono insieme la più grande quantità di gas naturale e petrolio attualmente estratti.

Il risultato delle attuali politiche estere russe è stato quello di mettere in atto una “fortificazione” ad ovest e di diversificare le collaborazioni e gli interscambi, guardando ad oriente.

Per attuare questo però la Russia aveva la necessità di cambiare posizione nei confronti del partner iraniano, non che la sua sia mai stata veramente contraria ed a supporto delle iniziative intraprese dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; il pretesto a questo cambio di rotta è stato dato dalla situazione ucraina.

Le nuove politiche dell’alleanza caspica, sono destinate a impattare in maniera molto importante nelle relazioni internazionali su diverse aree: in primo luogo in quella mediorientale, Siria e Libano, quindi paesi mediterranei, ma anche nella regione del golfo arabico, o persico che vuol si dica, sia nelle questioni economiche sia in quelle etnico/religiose.

La Russia però dovrà fronteggiare un processo culturale interno, proiettato irrimediabilmente verso uno stile sempre più occidentale, globalizzato, specie nell’approvvigionamento delle informazioni.

E’ di oggi la notizia che la Duna ha varato una legge che obbliga tutti i provider a tenere i server in territorio russo, affinché i dati dei “naviganti” siano disponibili a richiesta delle autorità locali.

Intanto il consenso verso il presidente russo, che qualche mese fa era calato in maniera preoccupante, grazie alle iniziative di tutela nazionalistica, sono notevolmente cresciute; questo consente a Putin di andare avanti con le sue riforme strategiche tendenti a consolidare un ruolo sempre più importante nel contesto strategico internazionale.

PASQUA

Claudio Loiodice ha condiviso lo stato di Pietro Grasso.
4 minuti fa
Un vento nuovo, una nuova politica, una nuova guida spirituale. quanta energia in queste parole. Chissà, caro Presidente, se veramente sia giunto il momento che ci consentirà di portare avanti le grandi riforme per proteggere i più deboli. Io sono fiducioso, come sempre positivo. Questa mattina, prima di andare a messa, ho pensato a Roberto Antiocchia, mi è venuto in mente,non so veramente perchè, con Ninni. Ho pensato alla Sicilia e ho pregato affinché il bene vinca sul male. Perché questo accada è però necessario occuparsi degli ultimi, non lasciare che i poveri debbano scegliere tra mafia e legalità, dare ai ragazzi siciliani le stesse occasioni, anche nei quartieri difficili, per poter frequentare le università. Battersi per rendere la cultura accessibile a tutti. D’altronde non è questo, in sintesi, ciò che ci ha insegnato il nonno? nessun interesse se non quello più nobile: la collettività. Buona Pasqua anche a Lei.
“Rendici capaci di proteggere gli indifesi, soprattutto i bambini, le donne e gli anziani, a volte fatti oggetto di sfruttamento e di abbandono”. Faccio mie queste bellissime parole di Papa Francesco per augurare a tutti voi buona Pasqua!

Marcello nel paese dei cedri

Alcuni giorni fa scrissi una breve analisi su come a mio avviso sarebbero andate le cose circa il caso dell’arresto di Marcello Dell’Utri.

In sostanza sostenni che la fuga, ovvero il viaggio dell’imputato, fosse stato parte di una strategia pianificata a tavolino.

Con il passare del tempo mi rendo conto di aver avuto ragione, d’altronde di tutto si può accusare al dotto “ufficiale di collegamento” con Arcore , fuorché essere uno sprovveduto.

Nelle mie poche righe constatavo una cosa ovvia, almeno per chi ha un minimo di esperienza nelle procedure di estradizione: criticavo la pianificazione della cattura del latitante, ma soprattutto il tono trionfalistico e l’enfasi con cui il Ministro Alfano aveva dato la notizia.

Credo che i giochi fossero già fatti ancor prima che il Pubblico Ministero ottenesse il mandato di cattura; credo che lo stesso Dell’Utri ed il suo staff legale, dopo una accurata analisi, abbiano ritenuto di mitigare il rischio riparando nella fascinosa e misteriosa Beirut.

Riparare in Libano di questi tempi non è poi tanto sicuro, specie in un momento come questo che vede l’avvicendamento alla carica di Presidente della Repubblica, oltre che in relazione all’equilibrio delicato dell’area.

Nonostante la ricostruzione del centro, Beirut è ancora teatro di molti attentati: l’ultimo in senso cronologico ha portato all’uccisione di Muhammad Shatah; costui era l’uomo di fiducia Saad Hariri, figlio dell’ex premier Rafiq, trucidato in un attentato nel 2005.

Lo stesso personaggio citato da Berlusconi nella vicenda Dell’Utri, il maronita Amin Giamayel, leader delle Falangi, ha subito la morte del figlio Pierre Jr, ucciso in un attentato.

La vita a Beirut non è facile specie ora che è in corso la sanguinosa guerra civile in Siria.

Quando ho sentito che Berlusconi aveva inviato Marcello Dell’Utri in Libano per sostenere la candidatura a Presidente di Giamayel e che la missione fosse stata sollecitata da Putin, ho capito subito che si trattava di un altro colpo di teatro cabarettistico del pregiudicato socialmente pericoloso, Silvio Berlusconi.

Sarebbe inconcepibile che la Russia, proprio in questo momento, appoggiasse un uomo che ha visto cadere il suo primogenito per mano degli Hezbollah, a causa della sua politica apertamente contraria al regime siriano.

Mi sarei aspettato, o meglio, sarebbe stato auspicabile aspettarsi da chi ha retto le sorti del governo italiano, dal presunto grande statista, che almeno avesse un vago concetto delle dinamiche geopolitiche, anche se è pur vero però che Berlusconi ha un forte legamele con Giamaye, ma questa è una storia a parte.

Non tutti sanno che esiste una mafia libanese, molto attiva specialmente in Canada e Francia; durante l’indagine internazionale Pizza Connection era stato accertato che le stesse famiglie di Cosa Nostra, per il cui concorso esterno viene accusato Marcello Dell’Utri, si rifornivano di morfina base anche dal Libano, oltre che dalla Turchia.

La somma di questi argomenti, che costituirebbero per chiunque la base per adottare una necessaria cautela, evidentemente, in maniera diametralmente opposta, perché diametralmente opposto è il modo di vivere e di aver vissuto del soggetto in esame, suggerisce a chi conta di poter avere le giuste “aderenze”, che quello potrebbe essere una sorta di “buen retiro”.

Il ragionamento che lo staff del latitante avrebbe fatto poteva essere:

1) Avendo saputo che la Procura stava motivando il pericolo di fuga e per tale ragione si apprestava a chiedere la misura cautelare, sarebbe stato meglio cambiare aria, fintanto che il passaporto era in corso di validità;

2) Dove riparare? Nella clinica cardiologica parigina? certo che no!
esiste il mandato di arresto europeo e in men che non si dica sarebbe stato eseguito.

3) Nella Repubblica Domenicana? no, sembrerebbe troppo chiaro il proposito di sottrarsi all’esecuzione della pena;

4) Chi conosciamo a Beirut? un ex ministro, un politico con il quale Marcello ha cenato a Roma e chissà chi altro? magari facciamo ricorso ai contatti di vecchi amici!

4) Dobbiamo nasconderci? certo che no! – altrimenti non avrebbe usato carta di credito e telefono –

5) Dobbiamo attendere il mandato di cattura internazionale, ma dobbiamo continuare a sostenere di esserci recati all’estero solo per curarci, o per affari, o per missione politica, giammai per scappare, siamo a completa disposizione della magistratura.

6) cosa ci aspettiamo? che la polizia su richiesta dell’Interpol venga ad arrestarci, possibilmente in un orario comodo, alle 9 del mattino, nel lussuoso appartamento al Phoenicia. Ci porterà alla stazione di polizia, in una camera di sicurezza per qualche giorno, poi un giudice dovrà valutare se la detenzione debba proseguire in carcere, in attesa degli atti per l’estradizione, o se invece si potrà stare comodamente agli arresti domiciliari nel magnifico Resort, o come è accaduto oggi in una clinica, sempre meglio che a Rebbibbia.

7) Certo sarà meglio che l’udienza della Cassazione prevista per il martedì 15 aprile potesse essere rinviata; ma come si fa?

Semplice, basta avere due avvocati che sfortunatamente si ammalino: il primo, in maniera preventiva e d’urgenza verrà operato una settimana prima – assenza giustificata – il secondo, risulterà affetto da artopatia, ovvero artrite, la malattia che affligge gli uomini a partire da quarant’anni e dato che l’avvocato ne ha compiuto 62 lo scorso febbraio, nulla di più facile che possa aver colpito anche lui: prognosi 5 giorni, – RIDICOLO ma in Italia si può –

Nel frattempo il tempo score, la prescrizione è vicina ( i primi di luglio)

8) a Beirut i magistrati dovranno occuparsi dell’estradizione: innanzitutto dovranno aspettare le “carte” da Roma, tradotte integralmente in arabo – milioni di file – e queste dovranno arrivare entro 30 giorni – quasi impossibile tradurre in arabo anni di indagine – e nel frattempo?

certo che Marcello,un presunto innocente colto e con agganci politici, non potrà aspettare che la burocrazia faccia il suo corso restando in una camera di sicurezza. Si dovrà trovare una location all’altezza del suo rango. Per ora va bene una clinica, dopo si vedrà, chissà forse potrà tornare nello stesso appartamento di lusso del Phoenicia dove è stato “arrestato”, tanto costa solo 12 mila euro al GIORNO.

8) i giudici libanesi dovranno poi esaminare le carte che giungeranno da Roma e qui sarà battaglia, d’altronde Marcello forse, dico forse, sarà condannato per un reato che esiste solo in Italia, frutto di una interpretazione dettata dall’esperienza squisitamente italiana. Marcello è un perseguitato, è stato condannato solo sulla base di discusse dichiarazioni di pentiti; lui è un uomo politico, uno che ha costruito un partito, il più forte partito italiano, liberale e garantista, ecco perché i giudici lo vogliono in galera, come vorrebbero il suo amico e socio Silvio Berlusconi, perché la magistratura in Italia è politicizzata, i giudici sono tutti comunisti.

in conclusione: se qualcuno pensa o ha pensato che lo sprovveduto presunto “ufficiale di collegamento” di “Cosa Nostra”, non abbia previsto tutto questo, lo sprovveduto è lui non “Marcello il dotto”.

Boko Haram – rapiscono centinaia di studentesse.

Ancora Boko Haram,è come se tutto questo non ci riguardasse, come se succedesse in un film, solo una tragedia teatrale.invece in mano a questi assassini si trovano centinaia di giovani vittime, colpevoli solo di frequentare una scuola che divulga la cultura. Pensate alla sorte di queste ragazze, alle loro sofferenze; se saranno fortunate saranno solamente, si fa per dire, stuprate e inseminate, ridotte in schiavitù. Temo però che la loro sorte sarà ancora più orrenda. E noi, noi occidentali, noi popoli colti, cosa facciamo? Voltiamo la faccia, chiudiamo gli occhi, nemmeno leggiamo le notizie che giungono da quella parte del mondo, dove ogni weekend vengono sterminati centinaia di cristiani e mussulmani moderati che non vogliono unirsi alla logica violenta del gruppo terroristico e settario più pericoloso dell’Africa occidentale. Tanto non ci riguarda, pensiamo, non sono nostre figlie, nostri conoscenti, che si ammazzino pure tra loro! Sbagliato! Specie in questa epoca di globalizzazione, ogni azione compiuta in ogni parte del mondo, come un sasso in uno stagno, si ripercuote su tutto il globo. Ad esempio, e lo dico ai leghisti, ai fascisti che ieri facevano la foto con la Le Pen, queste violenze provarono le diaspore, che si traducono  in emigrazioni. Una emigrazione ancora più pericolosa che trascina con se miserie, malattie e persone traumatizzate, che molto probabilmente saranno indotte o si indurranno alla devianza. Ma non solo, una migrazione che è senza dubbio veicolo di trasporto di elementi infiltrati dal terrorismo, transito di droghe e di armi. Questo è l’effetto del nostro menefreghismo, della politica dell’orticello, della cecità della società in cui viviamo. Qualcuno mi potrà chiedere cosa possiamo fare: incominciamo a leggere ad informarci, a chiedere ai nostri governi di intervenire. La questione della Nigeria e più in generale per quell’area, che ci riguarda anche da molto vicino, sia per lo sfruttamento delle risorse petrolifere del della del fiume Niger, sia per il recente rapimento dei missionari italiani in Camerun, ad opera dei Boko Haram, deve essere portata urgentemente al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, deve essere affrontata con l’aiuto delle potenze locali, come ad esempio il Marocco. Il nord della Nigeria, il Mali, la Mauritania, il Niger e tutta la stricia Sub Saariana, sono polveriere pronte ad esplodere e a fare un botto gigantesto, che in confronto la Somalia sembrerà uno scherzo.  

Dell’Utri e il paese dei cedri.

Quanto mi dispiace dare ragione, seppur parzialmente a Brunetta! eppure è così.
La vita è come una scacchiera, fai una mossa è ipotizza le contromosse. La fretta può portarti a cadere in un tranello. Ora, siccome non credo che Marcello Dell’Utri sia uno sprovveduto, ho il sospetto che la vicenda sarà molto più complicata di quanto i toni trionfalistici del suo ex accolito, ora ministro dell’Interno, abbia voluto far credere. Domani ci sarà l’udienza di convalida dell’arresto operato a scopo estradizione. I giudici dovranno innanzitutto stabilire se la misura coercitiva trova riscontro nel diritto di quel Paese e, in caso positivo, quale misura applicare al soggetto in attesa che le autorità competenti, quindi anche quella politica, si esprimano sulla richiesta presentata dall’Italia. Non è detto che l’imputato debba restare in carcere, anzi credo proprio che sia difficile un’ipotesi del genere. Poi si accenderà la procedura giurisdizionale per valutare l’estradizione che dovrà tener conto dei trattati bilaterali ed internazionali, della natura dell’accusa mossa a carico del soggetto estradando, se quel determinato reato è contemplato dall’ordinamento giuridico libanese ed infine se l’interessato non abbia commesso crimini nel paese dei cedri. Gli avvocati del presunto mafioso (la cautela è d’obbligo fino a sentenza definitiva) sono certo solleveranno eccezione e lotteranno per dimostrare che l’ipotesi di associazione mafiosa, o meglio il concorso esterno, non trova applicazione in altre parti del mondo fuorché da noi. Avranno buon gioco dato che non siamo ancora riusciti a far approvare nemmeno in europa una norma univoca e valida per tutti i paesi dell’Unione. Sarà dura far comprendere ai giudici libanesi che il mafioso utilizza la forza intimidatorie unita ad altri elementi che debbono costituire necessariamente la fattispecie del delitto, come il controllo del territorio e l’omertà.
Sia chiaro, io spero proprio che domani stesso Dell’Utri parta per l’Italia e venga presentato tra due “gendarmi” , come pinocchio, davanti ai giudici Italiani, ma ho molti dubbi che ciò possa avvenire. Credo che sarebbe stato meglio, una volta individuato il soggetto, porlo sotto stretta sorveglianza, attivare le procedure necessarie, innescare la discussione riservata e politica tra i dicasteri competenti e, quantomeno, attendere la sentenza definitiva. A me piace pensare che giungere ad una condanna di questo tipo, sia solo il risultato della nobile applicazione della legge; l’esecuzione della pena, che per me principalmente ha valore preventivo – allontanare dalla società un soggetto nocivo – e rieducativo, quando è possibile, è un aspetto importante, ma secondario. L’accanimento, la vendetta o peggio ancora il clamore mediatico strumentale, ritengo non debbano appartenere a coloro che tengono e credono nell’alto fine della Giustizia.
Nei prossimi giorni vedremo se avrò avuto ragione.