Marcello nel paese dei cedri

Alcuni giorni fa scrissi una breve analisi su come a mio avviso sarebbero andate le cose circa il caso dell’arresto di Marcello Dell’Utri.

In sostanza sostenni che la fuga, ovvero il viaggio dell’imputato, fosse stato parte di una strategia pianificata a tavolino.

Con il passare del tempo mi rendo conto di aver avuto ragione, d’altronde di tutto si può accusare al dotto “ufficiale di collegamento” con Arcore , fuorché essere uno sprovveduto.

Nelle mie poche righe constatavo una cosa ovvia, almeno per chi ha un minimo di esperienza nelle procedure di estradizione: criticavo la pianificazione della cattura del latitante, ma soprattutto il tono trionfalistico e l’enfasi con cui il Ministro Alfano aveva dato la notizia.

Credo che i giochi fossero già fatti ancor prima che il Pubblico Ministero ottenesse il mandato di cattura; credo che lo stesso Dell’Utri ed il suo staff legale, dopo una accurata analisi, abbiano ritenuto di mitigare il rischio riparando nella fascinosa e misteriosa Beirut.

Riparare in Libano di questi tempi non è poi tanto sicuro, specie in un momento come questo che vede l’avvicendamento alla carica di Presidente della Repubblica, oltre che in relazione all’equilibrio delicato dell’area.

Nonostante la ricostruzione del centro, Beirut è ancora teatro di molti attentati: l’ultimo in senso cronologico ha portato all’uccisione di Muhammad Shatah; costui era l’uomo di fiducia Saad Hariri, figlio dell’ex premier Rafiq, trucidato in un attentato nel 2005.

Lo stesso personaggio citato da Berlusconi nella vicenda Dell’Utri, il maronita Amin Giamayel, leader delle Falangi, ha subito la morte del figlio Pierre Jr, ucciso in un attentato.

La vita a Beirut non è facile specie ora che è in corso la sanguinosa guerra civile in Siria.

Quando ho sentito che Berlusconi aveva inviato Marcello Dell’Utri in Libano per sostenere la candidatura a Presidente di Giamayel e che la missione fosse stata sollecitata da Putin, ho capito subito che si trattava di un altro colpo di teatro cabarettistico del pregiudicato socialmente pericoloso, Silvio Berlusconi.

Sarebbe inconcepibile che la Russia, proprio in questo momento, appoggiasse un uomo che ha visto cadere il suo primogenito per mano degli Hezbollah, a causa della sua politica apertamente contraria al regime siriano.

Mi sarei aspettato, o meglio, sarebbe stato auspicabile aspettarsi da chi ha retto le sorti del governo italiano, dal presunto grande statista, che almeno avesse un vago concetto delle dinamiche geopolitiche, anche se è pur vero però che Berlusconi ha un forte legamele con Giamaye, ma questa è una storia a parte.

Non tutti sanno che esiste una mafia libanese, molto attiva specialmente in Canada e Francia; durante l’indagine internazionale Pizza Connection era stato accertato che le stesse famiglie di Cosa Nostra, per il cui concorso esterno viene accusato Marcello Dell’Utri, si rifornivano di morfina base anche dal Libano, oltre che dalla Turchia.

La somma di questi argomenti, che costituirebbero per chiunque la base per adottare una necessaria cautela, evidentemente, in maniera diametralmente opposta, perché diametralmente opposto è il modo di vivere e di aver vissuto del soggetto in esame, suggerisce a chi conta di poter avere le giuste “aderenze”, che quello potrebbe essere una sorta di “buen retiro”.

Il ragionamento che lo staff del latitante avrebbe fatto poteva essere:

1) Avendo saputo che la Procura stava motivando il pericolo di fuga e per tale ragione si apprestava a chiedere la misura cautelare, sarebbe stato meglio cambiare aria, fintanto che il passaporto era in corso di validità;

2) Dove riparare? Nella clinica cardiologica parigina? certo che no!
esiste il mandato di arresto europeo e in men che non si dica sarebbe stato eseguito.

3) Nella Repubblica Domenicana? no, sembrerebbe troppo chiaro il proposito di sottrarsi all’esecuzione della pena;

4) Chi conosciamo a Beirut? un ex ministro, un politico con il quale Marcello ha cenato a Roma e chissà chi altro? magari facciamo ricorso ai contatti di vecchi amici!

4) Dobbiamo nasconderci? certo che no! – altrimenti non avrebbe usato carta di credito e telefono –

5) Dobbiamo attendere il mandato di cattura internazionale, ma dobbiamo continuare a sostenere di esserci recati all’estero solo per curarci, o per affari, o per missione politica, giammai per scappare, siamo a completa disposizione della magistratura.

6) cosa ci aspettiamo? che la polizia su richiesta dell’Interpol venga ad arrestarci, possibilmente in un orario comodo, alle 9 del mattino, nel lussuoso appartamento al Phoenicia. Ci porterà alla stazione di polizia, in una camera di sicurezza per qualche giorno, poi un giudice dovrà valutare se la detenzione debba proseguire in carcere, in attesa degli atti per l’estradizione, o se invece si potrà stare comodamente agli arresti domiciliari nel magnifico Resort, o come è accaduto oggi in una clinica, sempre meglio che a Rebbibbia.

7) Certo sarà meglio che l’udienza della Cassazione prevista per il martedì 15 aprile potesse essere rinviata; ma come si fa?

Semplice, basta avere due avvocati che sfortunatamente si ammalino: il primo, in maniera preventiva e d’urgenza verrà operato una settimana prima – assenza giustificata – il secondo, risulterà affetto da artopatia, ovvero artrite, la malattia che affligge gli uomini a partire da quarant’anni e dato che l’avvocato ne ha compiuto 62 lo scorso febbraio, nulla di più facile che possa aver colpito anche lui: prognosi 5 giorni, – RIDICOLO ma in Italia si può –

Nel frattempo il tempo score, la prescrizione è vicina ( i primi di luglio)

8) a Beirut i magistrati dovranno occuparsi dell’estradizione: innanzitutto dovranno aspettare le “carte” da Roma, tradotte integralmente in arabo – milioni di file – e queste dovranno arrivare entro 30 giorni – quasi impossibile tradurre in arabo anni di indagine – e nel frattempo?

certo che Marcello,un presunto innocente colto e con agganci politici, non potrà aspettare che la burocrazia faccia il suo corso restando in una camera di sicurezza. Si dovrà trovare una location all’altezza del suo rango. Per ora va bene una clinica, dopo si vedrà, chissà forse potrà tornare nello stesso appartamento di lusso del Phoenicia dove è stato “arrestato”, tanto costa solo 12 mila euro al GIORNO.

8) i giudici libanesi dovranno poi esaminare le carte che giungeranno da Roma e qui sarà battaglia, d’altronde Marcello forse, dico forse, sarà condannato per un reato che esiste solo in Italia, frutto di una interpretazione dettata dall’esperienza squisitamente italiana. Marcello è un perseguitato, è stato condannato solo sulla base di discusse dichiarazioni di pentiti; lui è un uomo politico, uno che ha costruito un partito, il più forte partito italiano, liberale e garantista, ecco perché i giudici lo vogliono in galera, come vorrebbero il suo amico e socio Silvio Berlusconi, perché la magistratura in Italia è politicizzata, i giudici sono tutti comunisti.

in conclusione: se qualcuno pensa o ha pensato che lo sprovveduto presunto “ufficiale di collegamento” di “Cosa Nostra”, non abbia previsto tutto questo, lo sprovveduto è lui non “Marcello il dotto”.

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About Claudio Loiodice

Claudio Loiodice (Potenza, 14 Luglio 1960) Sociologo Professionista, Criminologo esperto in geopolitica Docente di Criminologia Applicata alle Investigazioni presso il Dipartimento dell’Educazione della Repubblica e Cantone del Ticino (CH) Dirigente Associazione Nazionale Sociologi, delegato per il UK. Membro del direttivo nazionale della Fondazione Antonino Caponnetto e rappresentante UK. Membro della British Sociological Association e della American Society of Criminology. Biografia Si arruola nel corpo delle Guardie di P.S. (poi diventata Polizia di Stato) nel 1979. Giovane sportivo, dopo il corso di istruttore diventa Guardia di Pubblica Sicurezza, viene destinato a Torino dove viene impiegato immediatamente nelle attività più delicate nel contrasto alla criminalità. Nel 1984 viene assegnato alla sezione criminalità organizzata della squadra mobile e impiegato nelle più delicate indagini su tutto il territorio nazionale contro le varie organizzazioni mafiose, divenendo ben presto stretto collaboratore di grandi investigatori. Si occupa in particolare del fenomeno dei sequestri di persona, all’ epoca vera piaga nazionale, e, in particolare, dei sequestri di Marco Fiora, Carlo Celadon e Patrizia Tacchella, oltre ai molti casi di omicidi legati all’ Ndrangheta e alla Mafia. Nel 1987 frequenta l’Istituto di Perfezionamento per Ispettori e, dopo aver superato il corso, viene nominato comandante di squadra investigativa presso la sezione Omicidi e Criminalità Organizzata della Squadra Mobile. Alla fine del 1989, viene scelto dai vertici della Polizia come primo Ufficiale di Polizia Giudiziaria addetto ad attività under cover. Viene affidato all’ addestramento operativo della Drug Enforcement Administration. Nel 1990 compie la prima attività sotto copertura infiltrandosi in un’organizzazione internazionale guidata da cittadini curdi in Italia e Spagna. Dal 1990 al 2002 svolge 12 missioni under cover a livello nazionale e internazionale riuscendo a sgominare dall’ interno pericolose organizzazioni mafiose. Nel contempo svolge studi approfonditi sulla sociologia dell’immigrazione. Propone e crea la prima squadra contro la criminalità estera occupandosi di Nord Africa, Albania e Cina. Nel 1993 conduce personalmente le indagini sul primo omicidio legato alla criminalità cinese e collabora direttamente con il P M, portando a termine una delicata indagine internazionale che sfocia nell’ arresto di criminali cinesi in Italia, Francia e Olanda. Gli studi sul fenomeno lo portano a partecipare ad una ricerca accademica presso la facoltà di Sociologia e Antropologia della Oxford University. All’ inizio degli anni 2000 si dedica allo studio del fenomeno del fondamentalismo islamico in Europa e delle dinamiche di proselitismo e radicalismo dei Paesi Nord Africani; studi ovviamente legati alle tecniche di infiltrazione mediante l’immigrazione clandestina di elementi legati al terrorismo internazionale. Approfondisce le questioni relative al proliferare delle “case di preghiera” nei quartieri cittadini a forte presenza musulmana e di emarginazione sociale. Nel contempo svolge le sue ultime attività undercover infiltrandosi nelle più pericolosa ‘ndrangheta calabrese, specializzandosi in attività antiriciclaggio. L’ operazione porta allo smantellamento totale della struttura criminale nel nord Italia, incidendo pesantemente anche sulle finanze delle famiglie ‘ndranghetiste. Mette a frutto le sue esperienze come “commercialista” infiltrato per specializzarsi nei processi internazionali economici, nel Business Intelligence e nelle Due Diligence, offrendo, grazie ai suoi contatti nell’ intelligence internazionale tecniche di analisi e gestione delle crisi industriali, dei progetti antifrode e antiriciclaggio. Nella seconda metà degli anni 2000 lascia la Polizia di Stato e si trasferisce a Londra dove si specializza e dirige la società Strategy & Security Advisory – SSA EMEA Ltd per la gestione del rischio industriale e finanziario. Nel 2012 ottiene il Master in Alti Studi Geopolitici organizzato dalla prestigiosa Società Italiana per le Organizzazioni Internazionali con una tesi sulla “primavera araba” in Bahrain. Membro dell’Ufficio di Presidenza della Fondazione Antonino Caponnetto, si occupa di progetti di legalità e di studi sulla corruzione, il riciclaggio e gli appalti pubblici. Consulente in affari geopolitici dell’Osservatorio Mediterrraneo sulla Criminalità Organizzata e le Mafie. Pubblica costantemente le sue ricerche sui periodici in Italia e UK, dell’Associazione Nazionale Sociologi http://www.ans-sociologi.it/ e dalla British Sociological Association - BSA Teacher Journal. Claudio Loiodice (Potenza, Italy, July, 14 1960) Professional Sociologist, Criminologist with expertise in geopolitics. Teacher of Criminology applied to Investigations at the Department of Education of the Republic and Canton of Ticino (Switzerland) Board Member of the Italian Sociologist National Association - Associazione Nazionale Sociologi – UK delegate. National Board Member of the Antonino Caponnetto Foundation and UK representative. Member of the British Sociological Association and of the American Society of Criminology. Biography He joined the Italian National Police (former Guards of Public Security) in 1979. Young athlete, after the course as instructor he becomes Guard of Public Security and he is transferred to Torino (Italy) where he is immediately employed in the most delicate activities against crime. In 1984, he is transferred to the Organized Crime Department of the Italian Flying Squad and is employed in the most delicate investigations, carried out on a national level, into the various mafia – type organizations, thus becoming soon a close collaborator of great investigators. In particular, he focuses on kidnapping, at that time a national emergency. In particular, he works on the kidnapping of Marco Fiora, Carlo Celadon and of Patrizia Tacchella. He also works on several murder cases related to mafia – like organizations (‘Ndrangheta – Italian Region of Calabria and Mafia – Italian Region of Sicily). In 1987 he attends the School for Inspectors of the Italian National Police. Once graduated he is appointed Chief of the Investigation Team of the Murder and Organized Crime Department of the Italian Flying Squad. At the end of 1989, he is chosen by the Executives of the Italian Police as the first Officer of Judiciary Police for under cover activities. He receives then operative training by the Drug Enforcement Administration. In 1990, he completes his first under cover mission. He infiltrates an international criminal organization managed by Kurd citizens in Italy and in Spain. Between 1990 and 2002, he completes 12 under cover missions both on a national and on an international level. He manages to defeat from the inside dangerous mafia like organizations. In the meantime, he carries out in depth studies on the sociology of migration. He proposes the creation and then creates the first Italian Police Team against foreign crime. He focuses on North Africa, Albania and China. In 1993, he personally carries out investigations into the first murder case related to the Chinese organized crime. He collaborates directly with the Public Prosecutor in a delicate international investigation that will lead to the arrest of Chinese criminals in Italy, France and Holland. His studies on this matter enable him to participate to an academic research held at the Faculty of Sociology and Anthropology of the Oxford University. At the beginning of the 2000s, he focuses his studies on the Islamic fundamentalism in Europe and on the dynamics of proselytism and of radicalism in the North African Countries. These studies are obviously related to the infiltration techniques through the illegal immigration of subjects related to international terrorism. He studies in depth the so-called phenomenon of the “Houses of Prayer” that develop in the districts characterized by a strong Muslim presence and by social exclusion. In the meantime, he completes his last under cover mission. He infiltrates the most dangerous Calabrian mafia – like criminal organization and he specializes in anti-money laundering activities. The mission leads to the total dissolution of the criminal structure in the North of Italy; this has a strong negative effect on the Calabrian mafia – like families and on their finances. He uses his experience as infiltrated “accountant” in order to specialize his skills in the international economic processes, in Business Intelligence and Due Diligence. Thanks to his contacts in the international intelligence, he offers analysis techniques, industrial crisis management techniques and anti-fraud and anti-money laundering projects. In the second half of the 2000s, he retires from The Italian National Police and moves to London where he is managing director of the company Strategy & Security Advisory – SSA EMEA Ltd, whose core business is financial and industrial risk management. In 2012, he achieves the Master in High Geopolitical Studies organized by the prestigious Italian Society for the International Organizations - SIOI. His Master dissertation focuses on the “Arab Spring” in Bahrain. As a board member of the Antonino Caponnetto Foundation, he works on projects related to lawfulness and on studies on corruption, anti-money laundering and public tenders. He is a consultant for the geopolitical affairs of the Italian Mediterranean Observatory for the Organized Crime and mafia- like organizations. He constantly publishes his researches on journals in Italy and in the UK, via the Italian Sociological Association - http://www.ans-sociologi.it/ - and the British Sociological Association - BSA Teacher Journal.

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