Archive | luglio 2014

“MOBBING- STALKING- VIOLENZE” CONFERENZA 6 SETTEMBRE 2014

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Il pericoloso gioco dei “finanziatori” sunniti

Si ritiene, anche se non sono state addotte prove, che le ricche monarchie sunnite del Golfo finanzino i guerriglieri dell’ autoproclamato “Califfo” al-Baghdadi; se così fosse i finanziatori non si sarebbero resi conto di aver “nutrito una serpe in seno”.

Il nuovo “Califfo”, in delirio di onnipotenza, ha dichiarato, tra l’altro, di essere divenuto il capo di tutti i mussulmani; questo è ovvio, dal momento che il Califfato ha proprio come sua prerogativa, sia il potere spirituale, sia quello temporale. Se ne deduce quindi che anche le vecchie e deteriorate monarchie arabe dovrebbero assoggettarsi alla guida spirituale e temporale di al-Baghdadi.

Egli, il “Califfo”, presto morderà il seno del suo “salvatore-finanziatore”; allora sarà troppo tardi per le case reali, sonnecchianti nel loro letargo dorato, per correre ai ripari.

Se gli Sceicchi credono che lo scellerato e sanguinario terrorista, nell’ improbabile ipotesi che riesca ad acquisire il controllo dell’ intero Iraq, si possa fermare al confine meridionale, si sbagliano; paradossalmente, per i sauditi i baluardi alle orde barbariche dell’ ISIS (Daash) potrebbero essere proprio i loro acerrimi nemici sciiti.

Molto probabilmente però i calcoli dei monarchi con turbante prevedono il coinvolgimento e l’ aiuto del partito Ba’th e del suo comandante in capo, l’ ex braccio destro di Saddam, il quale pare che, negli ultimi dieci anni di latitanza, abbia trovato rifugio e accoglienza proprio tra i Saudit…

(continua a leggere l’ articolo in formato .PDF)

 

Il pericoloso gioco dei finanziatori sunniti_16072014

Appunti di Sociologia dell’Islam: il fenomeno al-Baghdādī

Mettendo per il momento da parte le cause, le strategie “militari”, gli effetti sugli equilibri geopolitici regionali e globali, ho intenzione oggi di soffermarmi sull’ humus sociale che ha consentito ad un terrorista come Ibrāhīm ibn ʿAwwād ibn Ibrāhīm al-Badrī al-Ḥusaynī al-Qurashī al-Sāmarrāʾī, meglio conosciuto come Abū Bakr al-Baghdādī, di autoproclamarsi “Califfo” e di “ordinare” a tutti i mussulmani di obbedirgli come “obbedite a Dio”.

Ci troviamo di fronte ad un movimento religioso che trova legittimazione e giustifica la propria esistenza nella figura di un leader carismatico, il quale tenta di interpretare la realtà, ed in parte ci riesce, stravolgendola, reinventando un nuovo concetto di credenza…

(continua nel .PDF)

Appunti Sociologia Islam_Albaghdadi_16072014

11 Luglio 1979 – La vile uccisione di Giorgio Ambrosoli

Lettera a Giorgio Ambrosoli,

Carissimo Giorgio

mi scuso in anticipo se in questa mia lettera utilizzerò un tono confidenziale; purtroppo quand’eri in vita non ebbi il piacere di conoscerti, ma il tuo nome mi è famigliare da quella maledetta estate di 35 anni fa.

Il 12 luglio 1979, a due giorni dal mio diciannovesimo compleanno, il telegiornale annunciava la tua uccisione.

Avevo da poco concluso gli studi superiori e mi apprestavo a raggiungere la Scuola di Polizia.

Una delle ragioni che mi indussero ad arruolarmi nell’allora Corpo delle Guardie di P.S. fu proprio il disgusto che mi aveva assalito già l’anno prima, dopo l’uccisione di Aldo Moro e che si confermava quel giorno.

Provenivo da quell’area studentesca di estrema sinistra – in quegli anni era quasi di moda – nel cui ambito era maturato quell’odio verso la politica, che in qualche modo aveva contribuito, se non favorito, la lotta armata.

Dopo l’eccidio di Moro e dalla sua scorta, colpito da conati di vomito sociale, mi ero distaccato da ogni forma di propaganda estremista perché ritenevo che fosse giunto il momento di tagliare ogni rapporto con coloro che, anche solo teoricamente, appoggiavano la lotta armata.

Parallelamente mi disgustava la politica d’allora, le complicità, la corruzione dilagante, gli interessi affaristici – mafiosi e, apprestandomi a svolgere in modo convinto la mia “missione” in Polizia, mi stavo documentando.

Avevo deciso: non sarebbe stato il terrorismo il mio obiettivo di lavoro; avrei combattuto la mafia e la decisione la presi proprio quel giorno, così fu.

Ho dato quello che ritengo senza presunzione il mio grande contributo alla lotta alla mafia perché mi venne data l’opportunità di raggiungere l’obiettivo che mi ero proposto e divenire uno dei primi Ufficiali di Polizia Giudiziaria infiltrato nelle organizzazioni mafiose.

Nel corso delle numerose missioni, gomito a gomito con i vertici delle più sanguiarie organizzazioni criminali internazionali, acquisii anche una elevata competenza nell’ambito del riciclaggio e delle operazioni criminali finanziarie ed oggi, dopo aver lasciato la Polizia, mi dedico proprio a questo settore, al business intelligence.

Oggi, mentre ascoltavo su Radio 24 lo speciale condotto da Minoli, mi sono reso conto di quanto è stata importante e avanzata la tua indagine.

Hai utilizzato una metodologia investigativa veramente geniale: invece di acquisire, tramite rogatorie che forse non sarebbero mai arrivate ad un risultato, dopo essere entrato in possesso della maggioranza delle azioni della Fasco Ag, dimostrando grandissima competenza, carattere decisionale e un pizzoco di sana follia, convocasti un’assemblea straordinaria, facesti decadere quel delinquente di Sindona e ne acquisisti il controllo totale. La strada per districare il ginepraio delle società e delle banche controllate dalla mafia tramite Sindona, mediante la Fasco, si svolse quindi in discesa; il gioco era fatto, li avevi incastrati.

La mafia, ottusa e bestiale, non aveva capito che anche dopo la tua morte le prove che avevi raccolto sarebbero bastate per incastrarli, era oramai inutile ucciderti; l’hanno fatto solo perché sono delle bestie.

Che bella lezione ci hai dato, che bella esperienza ci hai lasciato, caro Giorgio.

Anche mio padre era iscritto all’UMI ed anch’io mi chiamo come terzo nome Umberto, proprio come tuo figlio, ed era il nome con il quale il mio caro papà mi chiamava; anche questo mi lega alla tua figura.

Grazie Giorgio, anche per quella lettera che tu scrissi a tua moglie; è semplicemente una dichiarazione d’amore per la nostra Italia, per il popolo che non è dei partiti, sapevi di rischiare la vita, ma sapevi anche che senza di te, se tu ti fissi arreso, loro l’avrebbero fatta franca, hai vinto e hai perso, come scrisse Giorgio Bocca.

Concludo ricordando a tutti le parole di quel misterioso ed inqualificabile Giulio Andreotti, sperando che la storia possa giudicarlo, dato che gli uomini contemporanei non sono stati in grado di farlo: eri uno “che se le andava a cercare”. Io aggiungomeno: male che qualcuno se le andava a cercare, purtroppo per loro, per i disonesti, esistono ancora uomini onesti e coraggiosi e sono molti.

Claudio Loiodice

Tutti conoscono questa lettera, ma vale la pena ripeterla ancora e ancora e ancora…..

” Anna carissima,

è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana ndr) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.

Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente di ogni colore e risma non tranquillizza affatto. È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese.

Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana ndr) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.

I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto […] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.

Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro […]

Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi.

Hai degli amici, Franco Marcellino, Giorgio Balzaretti, Ferdinando Tesi, Francesco Rosica, che ti potranno aiutare: sul piano economico non sarà facile. ma – a parte l’assicurazione vita – […]

Giorgio”