Archive | novembre 2014

#FreeGhoncheh

Il fratello di Ghavami ha dato un aggiornamento sullo stato di detenzione di questa giovane ragazza che ha solamente esercitato la libera cultura occidentale in un Paese dove né la cultura né la libertà, specie se esercitate dalle donne, è tollerata.
Le pressioni esercitate dalle autorità sul’avvocato difensore hanno prodotto unicamente un aggravio di spese a danno della famiglia.
Ghavami ha sospeso lo sciopero della fame ed è stata trasferita in una cella collettiva.
in questo momento, durante il quale l’occidente ha bisogno dell’aiuto dell’Iran e delle milizie sciite in Iraq, il problema non è stato nemmeno affrontato dalle diplomazie, ma questo è sbagliato: tutelare i valori culturali è forse più importante che tutelare le posizioni militari.

Forza, bella e giovane ragazza, la tua città, Londra, ti aspetta, il mondo ti aspetta e potrai rivedere tutte le partite di volley che vorrai.

Claudio

UPDATE Re: #FreeGhoncheh

Iman Ghavami
London, Regno Unito
18 nov 2014 — Dear supporters

Last time I wrote to you, I reported that my sister was sentenced to one year and yet the judge did not officiate the verdict; and that Ghoncheh went on hunger strike.

During this agonising time, the case was sent back to the attorney’s office for adding further charges. The rumour of possible charges tormented all of us. Ghoncheh was then transferred from solitary detention to a general ward in Qarchak prison. There, she broke her hunger strike after meeting my mum.

We were also shocked and baffled by our own lawyer, Mr Alizadeh Tabatabaee, who gave few incoherent, strange and contradictory interviews. We realised that the pressure of the case has impacted him. Last night my parents gave up on him and accepted his resignation.

But yesterday, my mum was relieved when the attorney told her there were no evidence for further charges. The Attorney showed good faith by following up on some of the serious misconducts committed in the case. This brings us hope for justice.

The case is now sent back to the Revolutionary Court. We are looking for a new lawyer and Ghoncheh, certain of her innocence, is awaiting a new chance to defend herself.

Thank you for supporting us this far.

Iman

Riflessioni sulla infibullazione

Fibula (spilla)

L’infibulazione ha radici antropologiche, remote, familiari e tribali.

Si pratica in 40 paesi del mondo ed interessa oltre 140 milioni di donne.

Prende il nome appunto dal latino fibula, ovvero spilla, con la quale venivano “sigillati” gli organi sessuali degli schiavi nell’antico impero romani, allo scopo di evitare gravidanze che avrebbero potuto compromettere la produttività delle schiave.

La pratica ha quasi certamente origine al periodo delle dinastie dei Faraoni (2850 a.C.) è infatti in Egitto, e nelle aree sotto l’allora dominio faraonico, che l’infibulazione viene praticata attualmente e più frequentemente.

Oggi in Egitto circa il 90% delle donne subisce la mutilazione sessuale prima di raggiungere la pubertà.

In Somalia la quasi totalità delle donne è sistematicamente sottoposta all’infibulazione, tanto che l’antropologo francese Leonce de Villeneuve l’ha definito: “il Paese delle donne cucite”.

Si tratta, come abbiamo detto, di pratiche antecedenti all’evangelizzazione cristiana, le cui origini non possono essere attribuite a nessuna delle attuali religioni monoteistiche; non trovano nemmeno riferimenti nell’Islam, salvo che in un presunto editto maomettano (un ipotetico dialogo che il Profeta avrebbe avuto con una tagliatrice di clitoridi: “taglia leggermente e non esagerare” fu questa la raccomandazione che Maometto fece)

Come molto spesso accade l’editto, ammettendo che sia stato veramente pronunciato dal Profeta dell’Islam, si presta a differenti interpretazioni, tanto da consentire ad alcuni giuristi del sunnismo radicale di giustificarne, o addirittura obbligarne la pratica.

Bisogna sottolineare comunque che nell’ 80% dei paesi mussulmani non è praticata in maniera sistematica, anzi, come nel caso del Marocco, è severamente vietata e come tale perseguita.

In alcune aree, seppur invasiva, la menomazione ha connotati più lievi limitandosi alla circoncisione del clitoride

In tutte le comunità nord-africane, compreso il Marocco, la sola circoncisione del clitoride, che consiste nell’asportazione di un lembo dello stesso, è consigliato, alcuni sostengono obbligatorio, ed è giustificato come azione sanitaria per ridurre l’insorgenza di infezioni vaginali, di accumulo di secrezioni che favoriscono i cattivi odori, e di limitare l’ingrossamento del clitoride durante l’eccitazione e il rapporto sessuale “ per non procurare fastidio specialmente all’uomo. Ma la vera ragione, che già si intuisce da quanto appena scritto, sta nel “ridurre l’eccessivo appetito sessuale” che potrebbe indurre la donna a cercare più amanti.

Ecco che emerge il fine ultimo, un’idea fallocentrica che vuole la donna servile a ben piacimento dell’uomo, dello sposo.

In arabo classico viene chiamata khafd, che significa “riduzione”, ma nel lessico popolare viene utilizzato un altro termine tahara, che invece significa “purificazione”.

Oltre all’Egitto e al Corno d’Africa, le mutilazioni vengono eseguite in tutti i paesi della striscia del Sahel e più in generale nell’Africa Centrale.

L’ infibulazione consiste nell’asportazione di parte delle gradi labbra e totalmente delle piccole labbra, oltre che naturalmente del clitoride.

Ne segue la cucitura della vulva alla quale viene lasciato aperto uno stretto orifizio che consente unicamente la fuoriuscita dell’urina e delle secrezioni mestruali.

L’equivoco, che per alcuni islamici rende giustificata l’orrenda mutilazione, sta anche nella giurisprudenza coranica la quale ammette fra le cause di divorzio (richiesta dal maschio), i difetti fisici della sposa; la circoncisione mal riuscita è ritenuta un difetto fisico che ne giustifica il ripudio.

In Kenya, dalle cui immagini pubblicate da “La Stampa” parte questa mia riflessione, colui che viene considerato il padre del moderno Stato e della ribellione anti colonialistica, Jomo Kenyatta, si espresse a favore della infibulazione ritenendola: “una pratica culturale importante”.

Una donna non infibulata, nella concezione tribale dei Paesi dove la mutilazione è radicata sociologicamente, viene considerata impura, non riesce a trovare marito e di conseguenza è destinata ad essere esclusa ed allontanata dalla comunità alla quale appartiene, o costretta a vivere di prostituzione .

Le puerpere, le vedove e le donne divorziate vengono sottoposte a reinfibulazione, così da ripristinare la “verginità ” ( la purezza) che la donna aveva prima del matrimonio.

Nonostante il cristianesimo abbia una posizione netta e univoca – considera le mutilazioni anche se auto inflitte peccato e pertanto le proibisce – essendo, la stessa, come abbiamo detto una pratica risalente a prima della diffusione evangelica cristiana legata al tribalismo, in alcune comunità Copte ( sia Ortodosse, sia Cattoliche) attive nel Corno d’Africa e in Egitto, l’infibulazione o la circoncisione sia maschile sia femminile, sono ancora attuali.

Gli effetti delle mutilazioni sessuali sulle donne sono devastanti e permanenti sia sotto l’aspetto fisico, sia sotto l’aspetto psicologico, sia ancora sotto l’aspetto sociologico.

Anche dopo la “scucitura” i rapporti sessuali sono tanto dolorosi quanto difficili da praticare, almeno per quanto riguarda la donna.

Le donne mutilate vanno spesso incontro a cistiti ricorrenti, infezioni vaginali e ritenzione urinaria.

Durante il parto il bambino attraversa una massa di tessuto cicatriziale, non omogeneo, alterato e poco elastico. Il feto, attraversando questo percorso accidentale, viene rallentato e quindi soffre della scarsa ossigenazione del cervello dalla placenta, con il conseguente concreto rischio dell’insorgenza di danni cerebrali.

Le infezioni causate dalle mutilazioni molto spesso, anzi quasi sempre operate senza nessuna accortezza, acuiscono le già precarie condizioni di salute della popolazione femminile di quelle aree, aumentandone drasticamente il tasso di mortalità .

La copiosa fuoriuscita sangue, la cui emorragia viene tamponata utilizzando preparati a base di prodotti naturali, come ad esempio l’uovo, privi di qualsiasi forma di sterilità e la mancanza di protezione sanitaria per coloro che assistono la bambina deturpata, è tra le cause di maggior contagio delle malattie trasmissibili, come ad esempio l’HIV e le epatiti.

Come ho già sottolineato, quest’orrenda usanza è praticata anche in quelle aree dell’Africa Occidentale maggiormente colpite dal virus Ebola.

Nonostante come ben sappiamo il contagio avviene esclusivamente durante l’insorgenza dei sintomi evidenti, primo fra tutti la febbre alta, temo che le condizioni oggettive e la natura socioculturale dell’usanza, radicata e tribale, possano contribuire alla drammatica escalation della terribile epidemia.

Sotto il profilo psicologico la donna che ha subito la menomazione avverte la frustrazione che comporta il congiungimento, la penetrazione, senza che ne
consegua il naturale soddisfacimento, il piacere del godimento, quel sentirsi
partecipe, complice, tutt’uno con l’altro corpo, costretta a subire la dolorosa
sottomissione, che avrà come naturale conseguenza l’aberrazione del desiderio sessuale e disturbi della personalità e nelle relazioni.

Ho condotto una breve ricerca sui risvolti della infibulazione all’interno della comunità Islamica piemontese.

Mi sono avvalso dell’aiuto di un mio collaboratore di religione mussulmana da molti anni residente in Italia.

Abbiamo analizzato un caso di una coppia di egiziani: lui trapiantato a Torino da molti decenni, fin da quando era un bambino; lei invece giunta in Italia solo dopo il matrimonio.

L’uomo, seguendo la tradizione familiare, era rientrato nel Paese d’origine appunto per cercare moglie.

La possibilità che la futura sposa fosse stata sottoposta quantomeno alla circoncisione del clitoride era molto elevata.

Com’era prevedibile gli venne proposta in sposa una giovane donna “pura” ovvero “cucita”.

La “scucitura” venne praticata direttamente dallo sposo, costretto a quello che riteneva e ritiene una usanza arcaica, incomprensibile, ma così era e così doveva essere accettata.

L’esecuzione avvenne in un comprensibile imbarazzo anche o soprattutto da parte dell’uomo sul quale ha provocato condizionamenti psicosociali che rendono tuttora difficili e limitano le pulsioni sessuali.

La coppia dopo le nozze ed il disbrigo delle pratiche di “visto”, si stabiliva a Torino; qualche anno dopo, non senza problemi, nacquero i loro due figli, prima una bambina, poi un bimbo.

Il giovane italo/egiziano, che aveva frequentato le scuole nel nostro Paese, acquisendone la cultura, sopportava mal volentieri che i rapporti sessuali fossero limitati ad una congiunzione carnale priva di libido, di attrazione; il dolore fisico e le difficoltà pratiche rendevano i rapporti sporadici e ben presto anche nell’uomo calò il libido, fino a quando la coppia non decise di sperimentare il rapporto anale.

I due avevano instaurato un rapporto sereno, anche se “inquinato” dalle reminescenze di obblighi derivanti dalla tradizione, imposti dalle rispettive famiglie.

La cultura appresa in occidente li aveva portati a scoprire un’altra dimensione sessuale, ad infrangere il tabù del rapporto “contro natura”, come alcuni anche da noi ritengono.

I ricettori terminali del sintema centrale nervoso e simpatico presenti nella parte anatomica retto/anale, permettono la stimolazione e il raggiungimento dell’orgasmo.

Questo particolare era completamente sconosciuto alla donna che era cresciuta in una comunità che ha tra i suoi scopi quello del controllare e orientare l’espressione sessuale.

Stanchi di doversi giustificare l’uno con l’altro per le reciproche scarse prestazioni, i due, su proposta dell’uomo, decisero di noleggiare un porno, entrando così in contatto con una diversa sessualità che si apprestarono subito a sperimentare con nuove posizioni che soddiffarono entrambi.

Da quel giorno la coppia in esame pratica esclusivamente il sesso anale.

Sotto il profilo sociologico, mediante l’utilizzo di tecniche sessuali per alcuni non ortodosse, la coppia ha ritrovato quella relazionalità mai nata.

Il problema del prossimo futuro per la coppia sarà quello di evitare alla loro bambina, che si sta avviando verso l’età fertile, il tormento della mutilazione. Loro sanno che dovranno evitare a tutti i costi che la bambina venga infibulata, non sarà facile, le due famiglie d’origine stanno già pensando ai preparativi.

La loro evoluzione culturale farà in modo che ciò non accada, anche a costo di tagliare i ponti con le rispettive famiglie, anche a costo di scappare lontano da loro, nascondersi, pur di proteggere la loro figlioletta.

La perdita della ragione della femminilità , di essere femmina, si traduce nel
ridursi in una condizione di netta inferiorità rispetto all’uomo, il quale ha il diritto persino di slegare i “filacci” della vulva a suo piacimento per poi riallacciarci, stringerli, quando ritiene di farlo.

In questo stato la donna può solo ambire a divenire madre, in una maternità frutto di un amore mai nato, un amore abusato su di un corpo violato sin dall’ingresso nel magnifico mondo della pubertà.

Ancora in ambito sociologico è quindi facile desumere che la mutilazione sessuale praticata sulle donne, ha il solo scopo di rendere le loro emozioni sterili, sottoponendole al desiderio unilaterale e al controllo del maschio.

In conclusione, l’infibulazione fa parte di quelle questioni importanti che le Nazioni debbono affrontare non solo opponendo dei divieti, da soli come si è visto risulterebbero inutili, ma operando in campo culturale, favorendone i processi evolutivi mediante l’educazione scolastica e l’informazione medica.

Per far questo ci sarà bisogno di stabilità dei governi dei paesi interessati, che oggi sembra impossibile, ma val la pena impegnare tutte le forze, anche quelle economiche, senza ciechi egoismi.

Claudio Loiodice