Riflessioni sulla infibullazione

Fibula (spilla)

L’infibulazione ha radici antropologiche, remote, familiari e tribali.

Si pratica in 40 paesi del mondo ed interessa oltre 140 milioni di donne.

Prende il nome appunto dal latino fibula, ovvero spilla, con la quale venivano “sigillati” gli organi sessuali degli schiavi nell’antico impero romani, allo scopo di evitare gravidanze che avrebbero potuto compromettere la produttività delle schiave.

La pratica ha quasi certamente origine al periodo delle dinastie dei Faraoni (2850 a.C.) è infatti in Egitto, e nelle aree sotto l’allora dominio faraonico, che l’infibulazione viene praticata attualmente e più frequentemente.

Oggi in Egitto circa il 90% delle donne subisce la mutilazione sessuale prima di raggiungere la pubertà.

In Somalia la quasi totalità delle donne è sistematicamente sottoposta all’infibulazione, tanto che l’antropologo francese Leonce de Villeneuve l’ha definito: “il Paese delle donne cucite”.

Si tratta, come abbiamo detto, di pratiche antecedenti all’evangelizzazione cristiana, le cui origini non possono essere attribuite a nessuna delle attuali religioni monoteistiche; non trovano nemmeno riferimenti nell’Islam, salvo che in un presunto editto maomettano (un ipotetico dialogo che il Profeta avrebbe avuto con una tagliatrice di clitoridi: “taglia leggermente e non esagerare” fu questa la raccomandazione che Maometto fece)

Come molto spesso accade l’editto, ammettendo che sia stato veramente pronunciato dal Profeta dell’Islam, si presta a differenti interpretazioni, tanto da consentire ad alcuni giuristi del sunnismo radicale di giustificarne, o addirittura obbligarne la pratica.

Bisogna sottolineare comunque che nell’ 80% dei paesi mussulmani non è praticata in maniera sistematica, anzi, come nel caso del Marocco, è severamente vietata e come tale perseguita.

In alcune aree, seppur invasiva, la menomazione ha connotati più lievi limitandosi alla circoncisione del clitoride

In tutte le comunità nord-africane, compreso il Marocco, la sola circoncisione del clitoride, che consiste nell’asportazione di un lembo dello stesso, è consigliato, alcuni sostengono obbligatorio, ed è giustificato come azione sanitaria per ridurre l’insorgenza di infezioni vaginali, di accumulo di secrezioni che favoriscono i cattivi odori, e di limitare l’ingrossamento del clitoride durante l’eccitazione e il rapporto sessuale “ per non procurare fastidio specialmente all’uomo. Ma la vera ragione, che già si intuisce da quanto appena scritto, sta nel “ridurre l’eccessivo appetito sessuale” che potrebbe indurre la donna a cercare più amanti.

Ecco che emerge il fine ultimo, un’idea fallocentrica che vuole la donna servile a ben piacimento dell’uomo, dello sposo.

In arabo classico viene chiamata khafd, che significa “riduzione”, ma nel lessico popolare viene utilizzato un altro termine tahara, che invece significa “purificazione”.

Oltre all’Egitto e al Corno d’Africa, le mutilazioni vengono eseguite in tutti i paesi della striscia del Sahel e più in generale nell’Africa Centrale.

L’ infibulazione consiste nell’asportazione di parte delle gradi labbra e totalmente delle piccole labbra, oltre che naturalmente del clitoride.

Ne segue la cucitura della vulva alla quale viene lasciato aperto uno stretto orifizio che consente unicamente la fuoriuscita dell’urina e delle secrezioni mestruali.

L’equivoco, che per alcuni islamici rende giustificata l’orrenda mutilazione, sta anche nella giurisprudenza coranica la quale ammette fra le cause di divorzio (richiesta dal maschio), i difetti fisici della sposa; la circoncisione mal riuscita è ritenuta un difetto fisico che ne giustifica il ripudio.

In Kenya, dalle cui immagini pubblicate da “La Stampa” parte questa mia riflessione, colui che viene considerato il padre del moderno Stato e della ribellione anti colonialistica, Jomo Kenyatta, si espresse a favore della infibulazione ritenendola: “una pratica culturale importante”.

Una donna non infibulata, nella concezione tribale dei Paesi dove la mutilazione è radicata sociologicamente, viene considerata impura, non riesce a trovare marito e di conseguenza è destinata ad essere esclusa ed allontanata dalla comunità alla quale appartiene, o costretta a vivere di prostituzione .

Le puerpere, le vedove e le donne divorziate vengono sottoposte a reinfibulazione, così da ripristinare la “verginità ” ( la purezza) che la donna aveva prima del matrimonio.

Nonostante il cristianesimo abbia una posizione netta e univoca – considera le mutilazioni anche se auto inflitte peccato e pertanto le proibisce – essendo, la stessa, come abbiamo detto una pratica risalente a prima della diffusione evangelica cristiana legata al tribalismo, in alcune comunità Copte ( sia Ortodosse, sia Cattoliche) attive nel Corno d’Africa e in Egitto, l’infibulazione o la circoncisione sia maschile sia femminile, sono ancora attuali.

Gli effetti delle mutilazioni sessuali sulle donne sono devastanti e permanenti sia sotto l’aspetto fisico, sia sotto l’aspetto psicologico, sia ancora sotto l’aspetto sociologico.

Anche dopo la “scucitura” i rapporti sessuali sono tanto dolorosi quanto difficili da praticare, almeno per quanto riguarda la donna.

Le donne mutilate vanno spesso incontro a cistiti ricorrenti, infezioni vaginali e ritenzione urinaria.

Durante il parto il bambino attraversa una massa di tessuto cicatriziale, non omogeneo, alterato e poco elastico. Il feto, attraversando questo percorso accidentale, viene rallentato e quindi soffre della scarsa ossigenazione del cervello dalla placenta, con il conseguente concreto rischio dell’insorgenza di danni cerebrali.

Le infezioni causate dalle mutilazioni molto spesso, anzi quasi sempre operate senza nessuna accortezza, acuiscono le già precarie condizioni di salute della popolazione femminile di quelle aree, aumentandone drasticamente il tasso di mortalità .

La copiosa fuoriuscita sangue, la cui emorragia viene tamponata utilizzando preparati a base di prodotti naturali, come ad esempio l’uovo, privi di qualsiasi forma di sterilità e la mancanza di protezione sanitaria per coloro che assistono la bambina deturpata, è tra le cause di maggior contagio delle malattie trasmissibili, come ad esempio l’HIV e le epatiti.

Come ho già sottolineato, quest’orrenda usanza è praticata anche in quelle aree dell’Africa Occidentale maggiormente colpite dal virus Ebola.

Nonostante come ben sappiamo il contagio avviene esclusivamente durante l’insorgenza dei sintomi evidenti, primo fra tutti la febbre alta, temo che le condizioni oggettive e la natura socioculturale dell’usanza, radicata e tribale, possano contribuire alla drammatica escalation della terribile epidemia.

Sotto il profilo psicologico la donna che ha subito la menomazione avverte la frustrazione che comporta il congiungimento, la penetrazione, senza che ne
consegua il naturale soddisfacimento, il piacere del godimento, quel sentirsi
partecipe, complice, tutt’uno con l’altro corpo, costretta a subire la dolorosa
sottomissione, che avrà come naturale conseguenza l’aberrazione del desiderio sessuale e disturbi della personalità e nelle relazioni.

Ho condotto una breve ricerca sui risvolti della infibulazione all’interno della comunità Islamica piemontese.

Mi sono avvalso dell’aiuto di un mio collaboratore di religione mussulmana da molti anni residente in Italia.

Abbiamo analizzato un caso di una coppia di egiziani: lui trapiantato a Torino da molti decenni, fin da quando era un bambino; lei invece giunta in Italia solo dopo il matrimonio.

L’uomo, seguendo la tradizione familiare, era rientrato nel Paese d’origine appunto per cercare moglie.

La possibilità che la futura sposa fosse stata sottoposta quantomeno alla circoncisione del clitoride era molto elevata.

Com’era prevedibile gli venne proposta in sposa una giovane donna “pura” ovvero “cucita”.

La “scucitura” venne praticata direttamente dallo sposo, costretto a quello che riteneva e ritiene una usanza arcaica, incomprensibile, ma così era e così doveva essere accettata.

L’esecuzione avvenne in un comprensibile imbarazzo anche o soprattutto da parte dell’uomo sul quale ha provocato condizionamenti psicosociali che rendono tuttora difficili e limitano le pulsioni sessuali.

La coppia dopo le nozze ed il disbrigo delle pratiche di “visto”, si stabiliva a Torino; qualche anno dopo, non senza problemi, nacquero i loro due figli, prima una bambina, poi un bimbo.

Il giovane italo/egiziano, che aveva frequentato le scuole nel nostro Paese, acquisendone la cultura, sopportava mal volentieri che i rapporti sessuali fossero limitati ad una congiunzione carnale priva di libido, di attrazione; il dolore fisico e le difficoltà pratiche rendevano i rapporti sporadici e ben presto anche nell’uomo calò il libido, fino a quando la coppia non decise di sperimentare il rapporto anale.

I due avevano instaurato un rapporto sereno, anche se “inquinato” dalle reminescenze di obblighi derivanti dalla tradizione, imposti dalle rispettive famiglie.

La cultura appresa in occidente li aveva portati a scoprire un’altra dimensione sessuale, ad infrangere il tabù del rapporto “contro natura”, come alcuni anche da noi ritengono.

I ricettori terminali del sintema centrale nervoso e simpatico presenti nella parte anatomica retto/anale, permettono la stimolazione e il raggiungimento dell’orgasmo.

Questo particolare era completamente sconosciuto alla donna che era cresciuta in una comunità che ha tra i suoi scopi quello del controllare e orientare l’espressione sessuale.

Stanchi di doversi giustificare l’uno con l’altro per le reciproche scarse prestazioni, i due, su proposta dell’uomo, decisero di noleggiare un porno, entrando così in contatto con una diversa sessualità che si apprestarono subito a sperimentare con nuove posizioni che soddiffarono entrambi.

Da quel giorno la coppia in esame pratica esclusivamente il sesso anale.

Sotto il profilo sociologico, mediante l’utilizzo di tecniche sessuali per alcuni non ortodosse, la coppia ha ritrovato quella relazionalità mai nata.

Il problema del prossimo futuro per la coppia sarà quello di evitare alla loro bambina, che si sta avviando verso l’età fertile, il tormento della mutilazione. Loro sanno che dovranno evitare a tutti i costi che la bambina venga infibulata, non sarà facile, le due famiglie d’origine stanno già pensando ai preparativi.

La loro evoluzione culturale farà in modo che ciò non accada, anche a costo di tagliare i ponti con le rispettive famiglie, anche a costo di scappare lontano da loro, nascondersi, pur di proteggere la loro figlioletta.

La perdita della ragione della femminilità , di essere femmina, si traduce nel
ridursi in una condizione di netta inferiorità rispetto all’uomo, il quale ha il diritto persino di slegare i “filacci” della vulva a suo piacimento per poi riallacciarci, stringerli, quando ritiene di farlo.

In questo stato la donna può solo ambire a divenire madre, in una maternità frutto di un amore mai nato, un amore abusato su di un corpo violato sin dall’ingresso nel magnifico mondo della pubertà.

Ancora in ambito sociologico è quindi facile desumere che la mutilazione sessuale praticata sulle donne, ha il solo scopo di rendere le loro emozioni sterili, sottoponendole al desiderio unilaterale e al controllo del maschio.

In conclusione, l’infibulazione fa parte di quelle questioni importanti che le Nazioni debbono affrontare non solo opponendo dei divieti, da soli come si è visto risulterebbero inutili, ma operando in campo culturale, favorendone i processi evolutivi mediante l’educazione scolastica e l’informazione medica.

Per far questo ci sarà bisogno di stabilità dei governi dei paesi interessati, che oggi sembra impossibile, ma val la pena impegnare tutte le forze, anche quelle economiche, senza ciechi egoismi.

Claudio Loiodice

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About Claudio Loiodice

Claudio Loiodice (Potenza, 14 Luglio 1960) Sociologo Professionista, Criminologo esperto in geopolitica Docente di Criminologia Applicata alle Investigazioni presso il Dipartimento dell’Educazione della Repubblica e Cantone del Ticino (CH) Dirigente Associazione Nazionale Sociologi, delegato per il UK. Membro del direttivo nazionale della Fondazione Antonino Caponnetto e rappresentante UK. Membro della British Sociological Association e della American Society of Criminology. Biografia Si arruola nel corpo delle Guardie di P.S. (poi diventata Polizia di Stato) nel 1979. Giovane sportivo, dopo il corso di istruttore diventa Guardia di Pubblica Sicurezza, viene destinato a Torino dove viene impiegato immediatamente nelle attività più delicate nel contrasto alla criminalità. Nel 1984 viene assegnato alla sezione criminalità organizzata della squadra mobile e impiegato nelle più delicate indagini su tutto il territorio nazionale contro le varie organizzazioni mafiose, divenendo ben presto stretto collaboratore di grandi investigatori. Si occupa in particolare del fenomeno dei sequestri di persona, all’ epoca vera piaga nazionale, e, in particolare, dei sequestri di Marco Fiora, Carlo Celadon e Patrizia Tacchella, oltre ai molti casi di omicidi legati all’ Ndrangheta e alla Mafia. Nel 1987 frequenta l’Istituto di Perfezionamento per Ispettori e, dopo aver superato il corso, viene nominato comandante di squadra investigativa presso la sezione Omicidi e Criminalità Organizzata della Squadra Mobile. Alla fine del 1989, viene scelto dai vertici della Polizia come primo Ufficiale di Polizia Giudiziaria addetto ad attività under cover. Viene affidato all’ addestramento operativo della Drug Enforcement Administration. Nel 1990 compie la prima attività sotto copertura infiltrandosi in un’organizzazione internazionale guidata da cittadini curdi in Italia e Spagna. Dal 1990 al 2002 svolge 12 missioni under cover a livello nazionale e internazionale riuscendo a sgominare dall’ interno pericolose organizzazioni mafiose. Nel contempo svolge studi approfonditi sulla sociologia dell’immigrazione. Propone e crea la prima squadra contro la criminalità estera occupandosi di Nord Africa, Albania e Cina. Nel 1993 conduce personalmente le indagini sul primo omicidio legato alla criminalità cinese e collabora direttamente con il P M, portando a termine una delicata indagine internazionale che sfocia nell’ arresto di criminali cinesi in Italia, Francia e Olanda. Gli studi sul fenomeno lo portano a partecipare ad una ricerca accademica presso la facoltà di Sociologia e Antropologia della Oxford University. All’ inizio degli anni 2000 si dedica allo studio del fenomeno del fondamentalismo islamico in Europa e delle dinamiche di proselitismo e radicalismo dei Paesi Nord Africani; studi ovviamente legati alle tecniche di infiltrazione mediante l’immigrazione clandestina di elementi legati al terrorismo internazionale. Approfondisce le questioni relative al proliferare delle “case di preghiera” nei quartieri cittadini a forte presenza musulmana e di emarginazione sociale. Nel contempo svolge le sue ultime attività undercover infiltrandosi nelle più pericolosa ‘ndrangheta calabrese, specializzandosi in attività antiriciclaggio. L’ operazione porta allo smantellamento totale della struttura criminale nel nord Italia, incidendo pesantemente anche sulle finanze delle famiglie ‘ndranghetiste. Mette a frutto le sue esperienze come “commercialista” infiltrato per specializzarsi nei processi internazionali economici, nel Business Intelligence e nelle Due Diligence, offrendo, grazie ai suoi contatti nell’ intelligence internazionale tecniche di analisi e gestione delle crisi industriali, dei progetti antifrode e antiriciclaggio. Nella seconda metà degli anni 2000 lascia la Polizia di Stato e si trasferisce a Londra dove si specializza e dirige la società Strategy & Security Advisory – SSA EMEA Ltd per la gestione del rischio industriale e finanziario. Nel 2012 ottiene il Master in Alti Studi Geopolitici organizzato dalla prestigiosa Società Italiana per le Organizzazioni Internazionali con una tesi sulla “primavera araba” in Bahrain. Membro dell’Ufficio di Presidenza della Fondazione Antonino Caponnetto, si occupa di progetti di legalità e di studi sulla corruzione, il riciclaggio e gli appalti pubblici. Consulente in affari geopolitici dell’Osservatorio Mediterrraneo sulla Criminalità Organizzata e le Mafie. Pubblica costantemente le sue ricerche sui periodici in Italia e UK, dell’Associazione Nazionale Sociologi http://www.ans-sociologi.it/ e dalla British Sociological Association - BSA Teacher Journal. Claudio Loiodice (Potenza, Italy, July, 14 1960) Professional Sociologist, Criminologist with expertise in geopolitics. Teacher of Criminology applied to Investigations at the Department of Education of the Republic and Canton of Ticino (Switzerland) Board Member of the Italian Sociologist National Association - Associazione Nazionale Sociologi – UK delegate. National Board Member of the Antonino Caponnetto Foundation and UK representative. Member of the British Sociological Association and of the American Society of Criminology. Biography He joined the Italian National Police (former Guards of Public Security) in 1979. Young athlete, after the course as instructor he becomes Guard of Public Security and he is transferred to Torino (Italy) where he is immediately employed in the most delicate activities against crime. In 1984, he is transferred to the Organized Crime Department of the Italian Flying Squad and is employed in the most delicate investigations, carried out on a national level, into the various mafia – type organizations, thus becoming soon a close collaborator of great investigators. In particular, he focuses on kidnapping, at that time a national emergency. In particular, he works on the kidnapping of Marco Fiora, Carlo Celadon and of Patrizia Tacchella. He also works on several murder cases related to mafia – like organizations (‘Ndrangheta – Italian Region of Calabria and Mafia – Italian Region of Sicily). In 1987 he attends the School for Inspectors of the Italian National Police. Once graduated he is appointed Chief of the Investigation Team of the Murder and Organized Crime Department of the Italian Flying Squad. At the end of 1989, he is chosen by the Executives of the Italian Police as the first Officer of Judiciary Police for under cover activities. He receives then operative training by the Drug Enforcement Administration. In 1990, he completes his first under cover mission. He infiltrates an international criminal organization managed by Kurd citizens in Italy and in Spain. Between 1990 and 2002, he completes 12 under cover missions both on a national and on an international level. He manages to defeat from the inside dangerous mafia like organizations. In the meantime, he carries out in depth studies on the sociology of migration. He proposes the creation and then creates the first Italian Police Team against foreign crime. He focuses on North Africa, Albania and China. In 1993, he personally carries out investigations into the first murder case related to the Chinese organized crime. He collaborates directly with the Public Prosecutor in a delicate international investigation that will lead to the arrest of Chinese criminals in Italy, France and Holland. His studies on this matter enable him to participate to an academic research held at the Faculty of Sociology and Anthropology of the Oxford University. At the beginning of the 2000s, he focuses his studies on the Islamic fundamentalism in Europe and on the dynamics of proselytism and of radicalism in the North African Countries. These studies are obviously related to the infiltration techniques through the illegal immigration of subjects related to international terrorism. He studies in depth the so-called phenomenon of the “Houses of Prayer” that develop in the districts characterized by a strong Muslim presence and by social exclusion. In the meantime, he completes his last under cover mission. He infiltrates the most dangerous Calabrian mafia – like criminal organization and he specializes in anti-money laundering activities. The mission leads to the total dissolution of the criminal structure in the North of Italy; this has a strong negative effect on the Calabrian mafia – like families and on their finances. He uses his experience as infiltrated “accountant” in order to specialize his skills in the international economic processes, in Business Intelligence and Due Diligence. Thanks to his contacts in the international intelligence, he offers analysis techniques, industrial crisis management techniques and anti-fraud and anti-money laundering projects. In the second half of the 2000s, he retires from The Italian National Police and moves to London where he is managing director of the company Strategy & Security Advisory – SSA EMEA Ltd, whose core business is financial and industrial risk management. In 2012, he achieves the Master in High Geopolitical Studies organized by the prestigious Italian Society for the International Organizations - SIOI. His Master dissertation focuses on the “Arab Spring” in Bahrain. As a board member of the Antonino Caponnetto Foundation, he works on projects related to lawfulness and on studies on corruption, anti-money laundering and public tenders. He is a consultant for the geopolitical affairs of the Italian Mediterranean Observatory for the Organized Crime and mafia- like organizations. He constantly publishes his researches on journals in Italy and in the UK, via the Italian Sociological Association - http://www.ans-sociologi.it/ - and the British Sociological Association - BSA Teacher Journal.

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