Tortura e processo culturale

Tortura e processo culturale.

Trattare l’argomento “TORTURA” può esporre chiunque alla “gogna” mediatica, alla critica feroce di una o dell’altra parte. Chiariamo bene, sono ovviamente contrario alla tortura, ma ciò non mi obbliga a cacciare via dalla mia mente il concetto di TORTURA come pratica di guerra e di conflitto violento in generale, in quanto essa esiste ed è attuale.

Le società cosiddette avanzate o occidentali – bisognerebbe capire a occidente di chi – solo da meno di trent’anni hanno tentato di dotarsi di regole di contenimento, creando la “United Nations Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment”, entrata in azione nel 1987.

Peraltro, tra i paesi che non hanno ancora recepito le direttive internazionali, spicca l’Italia, che non ha ancora introdotto nel suo codice penale la fattispecie delittuosa autonoma del reato di tortura.

Come sempre accade le norme che servono a regolare la convivenza di una determinata società, in questo caso quella planetaria, per aver effetto senza pregiudicare una parte di essa, hanno bisogno di essere condivise e rispettate.

Non v’è dubbio che il c.d. occidente si trova svantaggiato nelle competizioni belliche moderne, durante le quali l’altra parte, non solo non ha minimamente intenzione di accettare determinate regole d’ingaggio, ma le ritiene incomprensibili vista la condizione socioculturale in cui è radicata.

Come ogni crimine anche la tortura va valutata come devianza, e come tale interpretata mediante elementi antropologici, culturali, sociali, storici e geografici.

In quasi tutti i paesi di concetto islamico la tortura non solo è praticata e tollerata, ma rientra tra le punizioni corporali inflitte al prigioniero secondo la legge del posto.

In molti stati con ordinamento teocratico mussulmano sono ammesse, anzi ordinate, punizioni, come le frustrate, il taglio della mano, la lapidazione e la crocifissione.

Bisogna dire che però l’utilizzo della tortura risale a ben prima della nascita dell’Islam e infatti, Gesù di Nazareth, fu crocifisso sotto l’impero romano.

Sarebbe facile parlare delle torture attribuite al drammatico periodo inquisitorio della chiesa di Roma.

Ottenere la confessione mediante l’utilizzo di metodi violenti è prassi consolidata che trova ancora riferimenti giuridici in alcune realtà statuarie.

Nel nostro Paese solo una cinquantina di anni fa era ancora praticata la tortura del “letto di contenzione”.

Consisteva nel legare il prigioniero su di un piano con gli atri in trazione; strumento utilizzato per “addomesticare” si diceva i violenti.

Il solo fatto che esistano dei veri e propri musei della tortura, come quello di San Marino, può farci pensare quanto sia vicino, non solo il periodo storico, ma soprattutto il lasso temporale, così breve da risultare a volte insufficiente a colmare la necessaria evoluzione culturale.

Tutti noi ci sforziamo di proclamarci contrari ad ogni forma di violenza, alla pena di morte e alla tortura, come sarebbe giusto che fosse, mentendo a noi stessi: per la maggior parte di noi non si è ancora compiuto il processo culturale, evolutivo, che ci renderà, forse un giorno, esseri non violenti, non crudeli, non avidi egoisti, un miraggio? No, una certezza, è solo questione di tempo, un tempo per ora lontano.

Tra le spie, anche quelle moderne, è idea comune, il desiderio di essere uccisi piuttosto che cadere in mani nemiche. La letteratura e la cinematografia ne è piena di casi che hanno appassionato ed appassionano lettori e cinefili.

Dopo il macabro 11 settembre, il mondo non è più stato lo stesso, c’è stato un giro di boa, uno spartiacque culturale, che ha costretto il mondo “occidentale” a regredire.

A parte le chiare responsabilità politiche e spesso criminali di una establishment affaristica americana, l’occidente è precipitata nel giro di pochi minuti nel baratro di una guerra tanto violenta quanto non convenzione.

Una guerra senza una prima linea, ovvero con migliaia di prime linee. Una guerra dove il nemico non è compiutamente identificato, con il rischio di creare un fronte ideologico religioso.

In una guerra così inconsueta, la prima dell’epoca globalizzata, tutte le regole saltano, semmai una guerra può aver rispetto delle regole.
Ci troviamo a confrontarci con un nemico apertamente non convenzionale, diabolico, privo di scrupoli, semmai i belligeranti hanno avuto mai scrupoli.

Purtroppo la controparte, così variegata, non solo non sa che cosa siano le regole, ma ritiene che pratiche come la tortura facciano parte della propria cultura, oltreché autorizzate per ritorsione, identificazione e specchio, dopo gli orrori di Abu Ghraib.

Come ho già detto, tutti noi siamo sempre e giustamente pronti a condannare atti di barbarie; sempre perché spettatori, ma posto che l’uomo ha indole violenta per natura, sono pronto a sostenere che pochissimi di noi, trovandosi in fase emotiva derivante da un torto immediatamente subito, si pensi ad esempio all’omicidio orrendo di un proprio caro, sarebbero in grado di non cedere alla vendetta sanguinaria.

O ancora meglio: chi non sarebbe tentato dal sottoporre a tortura un criminale che si ostinasse a non rilevare il nascondiglio di un bambino sequestrato e tenuto in cattività da mesi?

Devo confessare la mia debolezza: quando mi trovai difronte al basista del sequestro di Marco Fiora – lo beccammo come si dice “con le mani nella marmellata” ad una cabina telefonica subito dopo la telefonata estorsiva- fui veramente tentato da sottoporlo a tortura e se fosse dipeso solo da me credo l’avrei fatto.

Si chiamava Agazio Garzaniti ed ero costretto mio malgrado a trattarlo civilmente. La mattina, per più di un mese, lo andavo a prelevare dalle camere di sicurezza, si sedeva davanti a me e ai miei colleghi, la domanda era sempre la stessa: dove si trovava il bambino. La risposta sempre la stessa: “‘nindi sacciu”.

Il giorno proseguiva come sempre a filtrare le telefonate di 64 telefoni privati, anche quello del parroco della zona e di quasi tutte le cabine telefoniche di Torino.

La notte mi assaliva l’angoscia, avevo due figli quasi coetanei di Marco. Quando non venivo svegliato dagli agenti addetti all’intercettazione, mi svegliavano gli incubi, il sudore, il tremolio e persino il pianto. La rabbia di non poter far nulla mentre quel bambino soffriva, piangeva, ci pensavo costantemente, o solamente assecondare le decisioni dei rapitori, mi faceva impazzire. Eravamo costretti a consegnare i soldi che con Gianfranco Fiora, il padre di Marco, prelevavamo in Banca.

Ricordo tutti i particolari: le sedi della CRT, le macchina che avevamo e chi era alla guida.

Eppure avevamo catturato quell’essere ignobile e lo tenevamo rinchiuso in camera di sicurezza. Era lì a portata di mano, di pugno, di ….. tortura.

Io ricordo di lui tutto: il broncio, l’aspetto rude, le mani da muratore, le figlie che lo venivano a trovare, tutto, ma soprattutto il mio costante pensiero, che confessai al mio parroco e poi, dopo che Marco fu liberato, uno dei giorni più felici per me, confessai questi pensieri al mio amico, al mio maestro, Aldo Faraoni.

Garzaniti nel frattempo fu chiamato a rispondere prima che dalla giustizia degli uomini a quella Divina, morì in detenzione prima del processo.

Avevo comprato un piccolo martello, ricordo di 300 grammi.

Avevo da poco sostenuto l’esame di anatomia nel corso di medicina legale all’Istituto di Polizia a Nettuno e sapevo che il lo scheletro umano è composto da oltre 200 ossa, 27 delle quali in ogni mano.

Non ho paura di confessarlo, a distanza di 27 anni, ma avevo intenzione di frantumare le ossa del prigioniero cominciando dalle falangi, fino a quando non avesse indicato il luogo di reclusione del piccolo.

Avevo anche messo in conto una incriminazione e forse il carcere, ma non mi importava.

Ora so che quello era il frutto della mia depressione da stress acuto che fortunatamente superai grazie all’aiuto della famiglia, senza smettere di lavorare.

Ora, come ieri, coscientemente, filosoficamente e ideologicamente, aberro ogni forma di violenza, quindi anche di tortura, come sono fermamente contrario alla pena di morte, ma, ma, ma….

Come posso io non considerare la rabbia per quei tremila e passa morti innocenti delle torri gemelle?

Come posso non considerare l’apprensione di coloro che erano impegnati ad intercettare, a prevenire altri attentati e la loro frustrazione di sapere, o credere di sapere, che lì, in una cella ci poteva essere il loro Agazio Garzaniti?

No,la tortura non è una pratica civile, la tortura deve essere bandita da tutti i paesi, da tutte le realtà, questo costerà ancora sacrifici.

Ci costerà altri sgozzati, vittime dell’odio, del fanatismo del retrograde pensiero Jihadista, ma non dobbiamo regredire, no alla tortura, no alla violenza.

Senza dimenticare le giovani ragazze yazide, cristiane, curde, che per almeno tre volte al giorno vengono torturate sessualmente dai macellai wahabiti.

Gli USA hanno dato prova di democrazia, riconoscendo l’errore, quando sarà fatto questo dai regni teocratici?

Claudio Loiodice

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About Claudio Loiodice

Claudio Loiodice (Potenza, 14 Luglio 1960) Sociologo Professionista, Criminologo esperto in geopolitica Docente di Criminologia Applicata alle Investigazioni presso il Dipartimento dell’Educazione della Repubblica e Cantone del Ticino (CH) Dirigente Associazione Nazionale Sociologi, delegato per il UK. Membro del direttivo nazionale della Fondazione Antonino Caponnetto e rappresentante UK. Membro della British Sociological Association e della American Society of Criminology. Biografia Si arruola nel corpo delle Guardie di P.S. (poi diventata Polizia di Stato) nel 1979. Giovane sportivo, dopo il corso di istruttore diventa Guardia di Pubblica Sicurezza, viene destinato a Torino dove viene impiegato immediatamente nelle attività più delicate nel contrasto alla criminalità. Nel 1984 viene assegnato alla sezione criminalità organizzata della squadra mobile e impiegato nelle più delicate indagini su tutto il territorio nazionale contro le varie organizzazioni mafiose, divenendo ben presto stretto collaboratore di grandi investigatori. Si occupa in particolare del fenomeno dei sequestri di persona, all’ epoca vera piaga nazionale, e, in particolare, dei sequestri di Marco Fiora, Carlo Celadon e Patrizia Tacchella, oltre ai molti casi di omicidi legati all’ Ndrangheta e alla Mafia. Nel 1987 frequenta l’Istituto di Perfezionamento per Ispettori e, dopo aver superato il corso, viene nominato comandante di squadra investigativa presso la sezione Omicidi e Criminalità Organizzata della Squadra Mobile. Alla fine del 1989, viene scelto dai vertici della Polizia come primo Ufficiale di Polizia Giudiziaria addetto ad attività under cover. Viene affidato all’ addestramento operativo della Drug Enforcement Administration. Nel 1990 compie la prima attività sotto copertura infiltrandosi in un’organizzazione internazionale guidata da cittadini curdi in Italia e Spagna. Dal 1990 al 2002 svolge 12 missioni under cover a livello nazionale e internazionale riuscendo a sgominare dall’ interno pericolose organizzazioni mafiose. Nel contempo svolge studi approfonditi sulla sociologia dell’immigrazione. Propone e crea la prima squadra contro la criminalità estera occupandosi di Nord Africa, Albania e Cina. Nel 1993 conduce personalmente le indagini sul primo omicidio legato alla criminalità cinese e collabora direttamente con il P M, portando a termine una delicata indagine internazionale che sfocia nell’ arresto di criminali cinesi in Italia, Francia e Olanda. Gli studi sul fenomeno lo portano a partecipare ad una ricerca accademica presso la facoltà di Sociologia e Antropologia della Oxford University. All’ inizio degli anni 2000 si dedica allo studio del fenomeno del fondamentalismo islamico in Europa e delle dinamiche di proselitismo e radicalismo dei Paesi Nord Africani; studi ovviamente legati alle tecniche di infiltrazione mediante l’immigrazione clandestina di elementi legati al terrorismo internazionale. Approfondisce le questioni relative al proliferare delle “case di preghiera” nei quartieri cittadini a forte presenza musulmana e di emarginazione sociale. Nel contempo svolge le sue ultime attività undercover infiltrandosi nelle più pericolosa ‘ndrangheta calabrese, specializzandosi in attività antiriciclaggio. L’ operazione porta allo smantellamento totale della struttura criminale nel nord Italia, incidendo pesantemente anche sulle finanze delle famiglie ‘ndranghetiste. Mette a frutto le sue esperienze come “commercialista” infiltrato per specializzarsi nei processi internazionali economici, nel Business Intelligence e nelle Due Diligence, offrendo, grazie ai suoi contatti nell’ intelligence internazionale tecniche di analisi e gestione delle crisi industriali, dei progetti antifrode e antiriciclaggio. Nella seconda metà degli anni 2000 lascia la Polizia di Stato e si trasferisce a Londra dove si specializza e dirige la società Strategy & Security Advisory – SSA EMEA Ltd per la gestione del rischio industriale e finanziario. Nel 2012 ottiene il Master in Alti Studi Geopolitici organizzato dalla prestigiosa Società Italiana per le Organizzazioni Internazionali con una tesi sulla “primavera araba” in Bahrain. Membro dell’Ufficio di Presidenza della Fondazione Antonino Caponnetto, si occupa di progetti di legalità e di studi sulla corruzione, il riciclaggio e gli appalti pubblici. Consulente in affari geopolitici dell’Osservatorio Mediterrraneo sulla Criminalità Organizzata e le Mafie. Pubblica costantemente le sue ricerche sui periodici in Italia e UK, dell’Associazione Nazionale Sociologi http://www.ans-sociologi.it/ e dalla British Sociological Association - BSA Teacher Journal. Claudio Loiodice (Potenza, Italy, July, 14 1960) Professional Sociologist, Criminologist with expertise in geopolitics. Teacher of Criminology applied to Investigations at the Department of Education of the Republic and Canton of Ticino (Switzerland) Board Member of the Italian Sociologist National Association - Associazione Nazionale Sociologi – UK delegate. National Board Member of the Antonino Caponnetto Foundation and UK representative. Member of the British Sociological Association and of the American Society of Criminology. Biography He joined the Italian National Police (former Guards of Public Security) in 1979. Young athlete, after the course as instructor he becomes Guard of Public Security and he is transferred to Torino (Italy) where he is immediately employed in the most delicate activities against crime. In 1984, he is transferred to the Organized Crime Department of the Italian Flying Squad and is employed in the most delicate investigations, carried out on a national level, into the various mafia – type organizations, thus becoming soon a close collaborator of great investigators. In particular, he focuses on kidnapping, at that time a national emergency. In particular, he works on the kidnapping of Marco Fiora, Carlo Celadon and of Patrizia Tacchella. He also works on several murder cases related to mafia – like organizations (‘Ndrangheta – Italian Region of Calabria and Mafia – Italian Region of Sicily). In 1987 he attends the School for Inspectors of the Italian National Police. Once graduated he is appointed Chief of the Investigation Team of the Murder and Organized Crime Department of the Italian Flying Squad. At the end of 1989, he is chosen by the Executives of the Italian Police as the first Officer of Judiciary Police for under cover activities. He receives then operative training by the Drug Enforcement Administration. In 1990, he completes his first under cover mission. He infiltrates an international criminal organization managed by Kurd citizens in Italy and in Spain. Between 1990 and 2002, he completes 12 under cover missions both on a national and on an international level. He manages to defeat from the inside dangerous mafia like organizations. In the meantime, he carries out in depth studies on the sociology of migration. He proposes the creation and then creates the first Italian Police Team against foreign crime. He focuses on North Africa, Albania and China. In 1993, he personally carries out investigations into the first murder case related to the Chinese organized crime. He collaborates directly with the Public Prosecutor in a delicate international investigation that will lead to the arrest of Chinese criminals in Italy, France and Holland. His studies on this matter enable him to participate to an academic research held at the Faculty of Sociology and Anthropology of the Oxford University. At the beginning of the 2000s, he focuses his studies on the Islamic fundamentalism in Europe and on the dynamics of proselytism and of radicalism in the North African Countries. These studies are obviously related to the infiltration techniques through the illegal immigration of subjects related to international terrorism. He studies in depth the so-called phenomenon of the “Houses of Prayer” that develop in the districts characterized by a strong Muslim presence and by social exclusion. In the meantime, he completes his last under cover mission. He infiltrates the most dangerous Calabrian mafia – like criminal organization and he specializes in anti-money laundering activities. The mission leads to the total dissolution of the criminal structure in the North of Italy; this has a strong negative effect on the Calabrian mafia – like families and on their finances. He uses his experience as infiltrated “accountant” in order to specialize his skills in the international economic processes, in Business Intelligence and Due Diligence. Thanks to his contacts in the international intelligence, he offers analysis techniques, industrial crisis management techniques and anti-fraud and anti-money laundering projects. In the second half of the 2000s, he retires from The Italian National Police and moves to London where he is managing director of the company Strategy & Security Advisory – SSA EMEA Ltd, whose core business is financial and industrial risk management. In 2012, he achieves the Master in High Geopolitical Studies organized by the prestigious Italian Society for the International Organizations - SIOI. His Master dissertation focuses on the “Arab Spring” in Bahrain. As a board member of the Antonino Caponnetto Foundation, he works on projects related to lawfulness and on studies on corruption, anti-money laundering and public tenders. He is a consultant for the geopolitical affairs of the Italian Mediterranean Observatory for the Organized Crime and mafia- like organizations. He constantly publishes his researches on journals in Italy and in the UK, via the Italian Sociological Association - http://www.ans-sociologi.it/ - and the British Sociological Association - BSA Teacher Journal.

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