Archive | maggio 2015

Il re di fiori

La resurrezione del Re di Fiori e l’accerchiamento dei Sauditi”

Circa un mese fa era stata pubblicata la notizia secondo la quale l’ex Generale Izzat Ibrahim al-Douri, soprannominato “il re di fiori” già braccio destro di Saddam Hussein, era rimasto ucciso in un’operazione delle forze di sicurezza irachene nella provincia nord-orientale di Diyala (a est di Bagdad, fino al confine iraniano).

L’Esercito Naqshbandi (Epa), creato dal “re di fiori”, espressione militare dell’omonimo ordine mistico islamico, è parte dei movimenti Sufi, al quale il generale appartiene.

Alcuni giorni fa il Generale è riapparso in un audio pubblicato su Youtube, datato 15 maggio, nel quale l’anziano comandante smentisce le voci della sua morte e traccia un quadro che, se fosse vero, sarebbe molto allarmante.

Ho chiesto a un mio collaboratore di lingua araba di tradurmi il “proclama”.

Al – Douri accusa apertamente l’Arabia Saudita di essere stata lei a creare l’IS e di continuare a sostenerlo, ammettendo che lui stesso continua ad appoggiare le idee del combattenti di Al-Baghdadi anche se esclude di farne parte, dichiarandosi autonomo.

Questa sua ultima dichiarazione contrasta però con i fatti che lo videro primo governatore di Mosul dopo la conquista della città da parte del sedicente Stato Islamico, oltre al fatto che nei primi giorni di combattimento, nei pressi di Bassora, suo figlio venne ucciso mentre combatteva appunto al fianco dei miliziani islamici.

https://www.youtube.com/watch?t=445&v=-NVPPWInDuI

Al – Douri avrebbe anche pubblicato sullo stesso canale una conversazione telefonica tra lui e Raghad Hussein, figlia di Saddam, rifugiata ad Amman e protetta dal Re Abdallah.

Anche questa è una palese contraddizione nel ginepraio delle relazioni mediorientali: Al-Douri, alleato dell’IS, parla cordialmente con Raghad, ospitata e protetta dal Regno di Giordania, nemico giurato, almeno apparentemente, dei tagliagola.

Il Generale sostiene che il suo obiettivo è quello di rifondare il partito Baath e anche questa è una contraddizione in termini, dato che la laicità del partito che era di Saddam è diametralmente opposta al radicalismo sunnita che ispira, almeno in apparenza, la feroce ideologia dell’IS.

L’ex braccio destro di Saddam, sfuggito per oltre dieci anni alla cattura, aveva trovato ospitalità e protezione proprio presso i clan Sauditi.

Gli americani avevano fissato una taglia su di lui indicandolo nel famoso mazzo di carte appunto come “Re di Fiori”

Come ho già scritto tempo fa, credo che l’IS in effetti sia un prodotto della politica miope dei sauditi, ai quali successivamente la situazione sarebbe scappata di mano.

L’intento dei sauditi di fatto combacia con quello che almeno all’inizio erano le strategie dei tagliagola: quella di annientare i governi della Siria e dell’Iraq saldamente in mano agli sciiti.

Confermato nel proclama di oggi di Al Baghdadi di voler “liberare” Bagdad e la roccaforte sciita di Karbala.

Quando Al- Baghdadi ha apertamente dichiarato di voler espandere il suo califfato in tutto il mondo islamico, per poi conquistare l’intero globo, ai vecchi e corrotti Principi arabi sarà venuta la febbre.

Nell’audio si sente la voce, attribuita dall’emittente panaraba Al Arabiya proprio al vecchio generale iracheno, che fa riferimento a fatti avvenuti nei giorni scorsi, escludendo che si possa quindi trattare di una vecchia registrazione.

Al Douri sostiene di aver catturato un alto ufficiale dei servizi segreti iraniani, il famigerato VEVAK Vezarat-e Ettela’at va Amniat-e Keshvar, e di averlo fatto “parlare”.

L’ufficiale sarebbe stato trovato in possesso di documenti che proverebbero le intenzioni dell’Iran di accerchiare su tutti i fronti l’Arabia Saudita.

Ed in effetti non pochi sono i problemi che i sauditi debbono affrontare per contrastare l’avanzata sciita nell’area, anche se a mio parere il pericolo peggiore è proprio l’avanzata dell’IS.

Infatti il vecchio generale, quasi in maniera profetica, annunciava che qualora la città di Ramadi fosse caduta nelle mani dei mujāhidīn sarebbe l’inizio della fine per la dinastia Al Saud.

In effetti è di questi giorni la conquista di Ramadi che si trova a soli 50 km da Falluja e a circa 150 km da Bagdad e da Karbala, ma strategicamente importante perché viaggiando verso sud, a meno di 300 km, tutti di deserto e senza significativi insediamenti militari, si trova il confine Saudita e la prima città, Arar, è a poco più di 400 km.

Tornando alle mire iraniane, non possiamo dimenticare che con diversi proclami le guide religiose sciite, gli Āyatollāh, hanno accusato la dinastia saudita “corrotta e indegna” di custodire i luoghi sacri dell’Islam come La Mecca e Medina.

Penso che lo scenario bellico e strategico nell’area stia portando all’isterismo le dinastie sunnite, che temono di essere in qualche modo abbandonate dagli USA a favore di accordi con l’Iran, tendenti a limitare l’avanzamento dell’IS verso la parte sciita dell’Iraq e soprattutto verso le coste siriane e libanesi del mediterraneo.

Credo comunque che questa convinzione sia in parte sbagliata, gli Stati Uniti non abbandoneranno mai i loro alleati del Golfo, anche se, in uno scenario più globale, non possono ignorare le posizioni della Russia, da sempre alleato dell’Iran ma soprattutto della Siria, avamposto nel mediterraneo della propria flotta navale.

L’errore comunque sta a monte, all’aver delegato a governi sciiti e alle truppe sciite filoiraniane di gestire la fase di transizione del dopo Saddam.

Come è accaduto a Mosul oggi è accaduto a Ramadi: la popolazione locale – sunnita- probabilmente stanca dei soprusi, si è schierata in parte con l’IS per scacciare le truppe sciite, ritenute truppe occupanti.

Dal canto loro gli sciiti hanno avuto poco interesse nel proteggere la popolazione sunnita, e quindi hanno preferito anche questa volta capitolare verso Bagdad, abbandonando vigliaccamente la città di Ramadi e le armi moderne che avevano appena ricevuto dagli americani.