Archive | giugno 2016

Il fuoco fatuo di una mafia perdente

La Sicilia brucia da Messina a Palermo, il parco delle Madonie è un rogo alimentato dallo scirocco che brucia case e distrugge la favolosa vegetazione.

La mafia, come un animale ferito, ruggisce e mette in pericolo la popolazione inerte; il suo tizzone mette in fuga le genti e colpisce indiscriminatamente chiunque. A farne le spese per prima i cinquanta bambini intossicati dal fumo e ricoverati in ospedale.

È la vile risposta dei vigliacchi che da secoli avvelenano la società siciliana e non solo; miseri codardi capaci di crudeltà atroci quando in branco, e di smidollate lacrime quando costretti a un angolo dalla forza dell’onesta.

Fuggono e disseminano devastazione durante la loro ritirata; comportamento codardo che trova pari solo tra le diaboliche débâcle naziste o tra le milizie serbe dopo la cacciata da Sarajevo.

Fuggono davanti al coraggio del cuore impavido di un Funzionario regionale capace di porre fine al business malvagio e predatorio nel Parco dei Nebrodi; scappano da codardi di fronte alla reazione energica ed eroica dei poliziotti di scorta.

Fuggono e distruggono secondo una logica ottusa, malvagia, retrograde, microcefalica del “mio o di nessuno”.

La stessa logica illogica che ha avvelenato la terra dei fuochi; ominicchi che bruciano e avvelenano la loro stessa terra madre.

Quel fuoco è la dimostrazione della loro codarda ritirata, della loro perduta o fortemente diminuita capacità di reazione stragista e omicida.

Finalmente la reazione dello Stato non si farà attendere e non si è fatta attendere; ora tocca a voi siciliani dare il colpo di grazia alla bestia inferocita e sterminatrice e noi saremo tutti con voi: denunciate e se necessario aggredite fisicamente chi continua ad avvelenare il fiume della vostra millenaria cultura, saggezza e nobiltà d’animo.

Cacciateli dalle vostre strade, isolateli, costringeteli a chinare il capo davanti al vessillo siculo.

Loro perderanno, è solo questione di tempo, come diceva Falcone.

 

The dying fire of a losing mafia

Sicily burns from Messina to Palermo, the Park of Madonie is a fire fueled by the sirocco, which burns houses and destroys the fabulous vegetation.

The mafia, like a wounded animal, roars and endangers the inert population; its firebrand scares away the people and affects everyone indiscriminately. The first victims were the fifty children poisoned by smoke and hospitalized.

It is the response of the vile cowards who for centuries poisoned Sicilian society and not only that; miserable cowards capable of atrocious cruelty when in packs, and spineless tears when forced to a corner by the honest force.

They flee and disseminate devastation during their retreat; a coward behavior that is matched only among the diabolical Nazi debacle or between the Serb militias after the expulsion from Sarajevo.

They flee from the fearless courage of the heart of a Regional Officer who closed down the wicked and predatory business in the Park of Nebrodi; they flee like cowards from the energetic and heroic reaction of the police escort.

They escape and destroy according to an absurd, evil, backward looking logic: it is either mine or nobody’s.

The same absurd logic illogical that poisoned the so-called “land of fires”; small men that burn and poison their own motherland.

That fire is the demonstration of their coward retreat; they lost or greatly diminished their ability of reacting with mass murders and murders.

Finally, the reaction from the State will not take long, and it did not take long. Now it’s up to you Sicilians to strike the final blow to the angry exterminator beast, we will all be with you: report to the Authorities and if necessary physically attack those who continue to poison the river of your ancient culture, wisdom and nobility.

Drive them out of your streets, let them be alone, force them to bow their heads to the Sicilian flag.

They will lose, it’s just a matter of time, as Falcone said.

 

 

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E’ la fine del Capitalismo?

Convegno ANS –  09/06/2016 – Università La Sapienza, Roma

È la fine del capitalismo?

 

La domanda dalla quale nasce questa mia riflessione è: questo tipo di sistema economico-sociale che è il capitalismo è compatibile con l’ambiente?

Quando parliamo di ambiente tutti noi sappiamo che cosa vogliamo intendere; non solo la natura che ci circonda, bensì e principalmente, noi stessi, l’uomo; l’uomo in quanto animale sociale e socievole.

“Stiamo vivendo una fase di cambiamento” …. Quanta banalità in questa frase retorica che spesso si sente pronunciare.

Ovvio che stiamo vivendo un cambiamento; ogni nano-secondo il mondo cambia seppur in maniera a volte impercettibile, ma cambia significativamente. Ci sono dei periodi, come credo quello che stiamo vivendo, che hanno un significato molto più marcato. Epoche “di mezzo”, come le grandi trasformazioni sociali, la rivoluzione industriale e l’illuminismo, per citarne alcune tra le più recenti.

Il problema sta nella mancata percezione da parte di chi avrebbe, e non mi riferisco esclusivamente all’Italia, la responsabilità di governo delle società.

Citando Bauman: viviamo in una specie di interregno, sospesi tra il “non più” e il “non ancora”, un tempo in cui il passato non è ancora passato e il futuro è già il presente.

Paul Mason del The Guardian, l’anno scorso scrisse un interessante articolo i cui punti principali sono:

  • Il modo di gestire l’organizzazione del lavoro, valido fino al XX secolo, è oramai chiaramente terminato.
  • Stanno emergendo nuovi modi di lavorare.
  • Le nuove tecnologie facilitano ma contestualmente richiedono il cambiamento.
  • Il cambiamento va oltre la tecnologia.
  • La tecnologia ha contribuito a creare un nuovo sistema per gestire il mondo; ma il cambiamento richiede anche un cambiamento di mentalità per poter trarre pieno vantaggio della tecnologia.
  • Noi abbiamo sfumato i confini tra lavoro e tempo libero.
  • Molti di noi si aspettano ora che il lavoro possa offrire una opportunità di crescita umana autentica.
  • La transizione verso un’economia creativa è già iniziata; il futuro è già qui e come William Gibson ha osservato: è solo distribuito molto irregolarmente e i vecchi metodi possono richiedere molto tempo per scomparire.

Il capitalismo moderno può considerarsi sostenibile e quindi compatibile con le esigenze future?

Il profitto prima di tutto, per esempio: le coltivazioni di grano negli Stati Uniti e in Canada, vengono cosparse il giorno prima della mietitura con diserbanti ovviamente chimici; diserbanti che non hanno il compito di diserbare, bensì di rendere il grano più secco e privo di acqua, così da elevarne il valore, poco importa delle ripercussioni sull’ambiente e quindi sugli esseri viventi, questo solo nel nome del profitto.

Mi domando e vi domando, come abbiamo intenzione di affrontare le nuove sfide?

La sfida demografica innanzitutto, che vedrà la popolazione africana raddoppiare in soli 30 anni, raggiungendo un picco di popolazione pari a 2,5 miliardi, sui 9 miliardi complessivi, quindi il 30% circa.

Sono state le esigenze capitalistiche legate all’andamento del costo dei prodotti alimentari ad indurre i corrotti governi della striscia sub Sahariana a distruggere le coltivazioni in cambio di aiuti economici.

Ora ci troviamo a gestire flussi migratori provenienti da quelle aree rese invivibili dal massiccio e spregiudicato sfruttamento del territorio, dell’ambiente.

I conflitti bellici e gli stravolgimenti degli assetti geopolitici, culturali e religiosi, nati spesso, o meglio, mi correggo, esclusivamente per ragioni economiche, ci fanno paura e non sappiamo come risolverli.

L’esplosione delle nuove tecnologie che aumenteranno l’apporto della robotica e automazione nei processi produttivi.

Nei prossimi decenni perderemo 5,2 milioni di posti di lavoro e i robot sostituiranno il 50% della manodopera. Perderemo quindi i contributi previdenziali di milioni di lavoratori e questo a discapito dello stato sociale ma non del capitalismo.

Se calcoliamo che un robot può sostituire almeno due lavoratori, questo vuol dire che mentre i versamenti contributivi diminuiranno, il margine di ricavo delle aziende che impiegano la robotica a discapito della manovalanza crescerà in maniera esponenziale.

E’ questo il capitalismo che vogliamo? è questo lo stato sociale che desideriamo?

Sembra di sì, a giudicare almeno delle politiche sociali adottate da molti paesi europei e non: le politiche dei governi mirano alla costruzione di posti di lavoro e alla riduzione delle tasse alle imprese.

Giusto sarebbe se vi fosse una prospettiva diversa, ma data la matematica certezza della riduzione dei posti di lavoro, mi chiedo se non sarebbe meglio razionalizzare il lavoro riducendone l’orario; Francia e Belgio per adesso ad esempio stanno facendo il contrario, elevando l’orario di lavoro settimanale.

Ridurre la pressione fiscale sui redditi prodotti dalle risorse umane!

Io sinceramente, e parlo da imprenditore capitalista, trovo immorale l’affannosa rincorsa al profitto a qualsiasi costo.

La ricerca frenetica per l’accumulo del capitale credo sia invece una manovra che potrebbe solo sembrare vantaggiosa per le imprese; lo sarebbe, a limite, se le prospettive fossero a breve termine. Se invece considerassimo, come sarebbe intelligente fare, progetti a lungo termine, ci accorgeremmo che il mancato gettito fiscale e contributivo provocherebbe, e provoca, un collasso sociale che inevitabilmente colpirebbe l’intera struttura socioeconomica, persino gli imprenditori.

La popolazione mondiale aumenterà in maniera drasticamente esponenziale, mentre la necessità dell’uomo di utilizzare l’impiego diretto, fisico, diminuirà altrettanto esponenzialmente; se ne deduce che il lavoro così come è concepito e questo capitalismo così come ora viene concepito, collidono con una ragionevole programmazione delle strutture sociali future, o forse anche presenti.

Altro aspetto che dovremmo tener presente sarà la riprogrammazione del nostro tempo libero.

Una oculata gestione del tempo libero potrebbe da un lato a creare nuova occupazione, dall’altro a consentire l’accrescimento culturale di noi esseri umani.

Pensate se ad esempio un uomo dovesse trovarsi libero da impegni di lavoro per 10 o 15 ore in più alla settimana; quante cose potrebbe fare? ed è qui che le organizzazioni del lavoro dovranno trovarsi pronte. Cultura, arte, benessere, viaggi, alimentazione, cura del territorio, impegno sociale.

SOGNO UN MONDO FANTASTICO?

Purtroppo i segnali non sono affatto positivi: guardando ciò che accade attorno a me mentre viaggio mi rendo conto che l’uomo è veramente un masochista. Ho notato gente, in aereo, sui treni, persino mentre attraversa un semaforo a piedi, utilizzare delle App di intrattenimento, giochi, molto spesso d’azzardo.

Mentre li guardo mi viene in mente il destino degli indiani d’America, dei cocaleros o dei coltivatori di oppio del sud est asiatico.

Il capitalismo ha fornito loro uno strumento per annichilire la loro mente, le loro coscienze. Whisky per gli indiani e droga per i coltivatori andini o cambogiani.

Un po’ quello che sta accadendo con la diffusione dei videogiochi che inducono l’utilizzatore alla perdita di ogni capacità di reazione.

Concludo con una nota di ottimismo: sono fermamente convinto che se strategicamente ben gestite, le trasformazioni sociali possono rappresentare una nuova e più brillante epoca. Il risultato dipenderà anche dalla consistenza delle nostre idee, dall’apporto che questa importante comunità scientifica, la nostra, saprà dare alla politica, censurando quando necessario scelte e iniziative pericolose per uno sviluppo armonioso e sereno della società in cui viviamo e suggerendone delle positive.

Si può rendere più socialmente compatibile il capitalismo?

Spetta a noi dimostrarlo.

 

Claudio Loiodice

 

 ANS Associazione Nazionale Sociologi – Meeting – June 09 2016 – University La Sapienza, Rome

 

Is capitalism ending?

This is the question that arises from my reasoning: is this kind of economic and social system, that is, capitalism, compatible with the environment?
When we speak of environment we all know what we mean: not only the nature that surrounds us, but, and mainly, ourselves, man; man as a social and sociable animal.

“We are living through a time of change”…. this is so commonplace and yet we hear it often.

Of course, we are experiencing a change; every Nano-second the world is changing, even if it may be a subtle change, yet it does change significantly. There are times, as I believe the era we are living in now, that have a much deeper meaning. “Mid-way” eras, such as the great social transformations, the Industrial Revolution and the Enlightenment, as an example amongst the most recent.

The problem lies in the lack of understanding from those who would, and I am not referring exclusively to Italy, be responsible for the government of companies.

Quoting Bauman: we live in a sort of interregnum, suspended between the “no longer” and “not yet”, a time when the past is not the past and the future is already the present.
Last year Paul Mason of The Guardian wrote an interesting article whose main points are:

  • The way of handling the organization of work, which was valid until the twentieth century, is now clearly over.
  • New ways of working are emerging.
  • New technologies help but at the same time, they require the change.
    •The change goes beyond technology.
  • Technology helped creating a new system to manage the world; but the change also requires a change of mentality in order to take full advantage of the technology.
  • We blurred the boundaries between work and leisure.
    • Many of us now expect that the work can offer opportunities for actual human growth.
  • The transition towards a creative economy already begun; the future is already here and, as William Gibson observed, it’s just very unevenly distributed and the old methods may take a long time to disappear.

Can modern capitalism be considered sustainable and therefore compatible with future requirements?

Profit first of all, for example: wheat crops in the United States and in Canada are sprinkled on the day before the harvest with herbicides, which are chemicals of course. These herbicides do not have the task of weeding but they make the wheat dry and water-free, so that it will cost more, regardless of the impact on the environment and also on the livings; all this in the name of profit.

I wonder and I ask you, how are we going to face the new challenges?

The demographic challenge first, which will see the African population double in just 30 years, thus reaching a population peak of 2.5 billion on a total of 9 billion, then about 30%.

It was the capitalist demands related to the performance of the cost of food to induce the corrupt governments of Sub-Saharan strip to destroy crops in exchange for economic aid.

Now we have to manage migration flows from those areas that were made uninhabitable by the massive and unscrupulous exploitation of space, and of the environment.

Wars and upheavals of the geopolitical, cultural and religious assets, often, or rather, let me correct, solely born for economic reasons, frighten us and we do not know how to solve them.

The outbreak of new technologies that will increase the contribution of robotics and automation in production processes.

In the next decades, we will lose 5.2 million jobs and the robots will replace 50% of the workforce. We will then lose the social security contributions of millions of workers and this will be at the expense of the welfare state, not of capitalism.

Let’s assume that a robot can replace at least two workers, this means that while the contribution payments will decrease, the net income of the companies that employ robotics at the expense of manual laborers will grow exponentially.

Is this the capitalism that we want? Is this the welfare state that we wish for?

It seems so, at least from the social policies adopted by many European countries and not only by them: the government policies aim at the creation of jobs and at the reduction of the corporate income taxes.

It would be fair if there were a different perspective, but given the unquestionable certainty of the job cuts, I wonder if it would not be better to rationalize work, reducing the working hours. France and Belgium, for instance, are currently doing the opposite, increasing the weekly working hours.

Reduce the tax burden on income produced by human resources!

Personally, and I speak as a capitalist entrepreneur, I find the frantic race for profit at any cost immoral.

I believe that the frantic search for capital accumulation is rather a move that could only seem advantageous for businesses; it could be if the prospects were short-term. Instead, if we considered, as it would be smart to do, long-term projects, we would realize that the failure to tax and contribution revenues would cause, and causes, a social collapse that would inevitably affect the entire socio-economic structure, even business owners.

The world’s population will increase in a dramatically exponential way, while man’s need of using the direct physical use will decrease just as exponentially. We can deduce that the work as it is conceived and that capitalism as well as it is now conceived, collude with a reasonable planning of future, or perhaps even present, social structures.
Another aspect that we should keep into consideration is the reprogramming of our free time.
A careful management of leisure could both create new jobs, and, on the other hand, it could allow the cultural growth of us human beings.
Consider if, for example, a man should be free from work commitments for 10 or 15 extra hours a week; how many things could he do? This is where the labor organizations must be ready. Culture, art, wellness, travel, food, care of the land, social commitment.
I DREAM OF A WONDERFUL WORLD.
Unfortunately, the signs are not good: observing what happens around me as I travel I realize that humankind is really a masochist. I noticed people on the plane, on the train, even while crossing a traffic light, that use entertainment Apps, which are very often gabling games.
As I look at them I am reminded of the fate of the American Indians, the cocaleros, or the opium growers in Southeast Asia.
Capitalism gave them a tool to annihilate their minds, their consciences. Whisky for Indians and drugs for the Andean or Cambodian farmers.

It’s a bit like what is happening with the spread of video games that lead the user to the loss of any ability to react.
I would like to close up with an optimistic note: I firmly believe that social transformation, if strategically well managed, can represent a new and brighter era. The result will depend also on the consistency of our ideas, on the input that this important scientific community, our community, will give to policies, censoring when necessary dangerous choices and initiatives and suggesting positive choices for the harmonious and peaceful development of the society in which we live.
Can we make capitalism more socially acceptable?
It is up to us to prove it.

Claudio Loiodice