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16 Dicembre 2016

16 Dicembre 2016

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La Banalizzazione

La globalizzazione di cui tutti parlano, spesso ignorandone il significato, è un fenomeno non casuale, conseguenziale, imprevisto, non voluto, virulento, subito, funzionale, incontrollabile.

La sua “non casualità” deriva dal fatto che è conseguenza di un processo tecnologico evolutivo a cui gli uomini hanno dato vita, ma che poi ha autonomamente guadagnato una velocità impressionante, tanto da divenire incontrollabile. La globalizzazione quindi andrebbe seguita, inutili sarebbero i tentativi per addomesticarla.

Questo virulento fenomeno, che da tecnologico si è velocemente trasformato in sociale, porta, o meglio, potrebbe portare enormi benefici agli esseri umani; l’altra faccia della medaglia, quella per ora più evidente, invece mostra i danni che sta provocando.

Il primo danno che è facilmente riscontrabile, è la BANALIZZAZIONE.

L’utilizzo dei social media, sempre più frequentemente adoperato da persone che ne ignorano le potenzialità, ha trasformato la comunicazione e le relazioni sociali che ne derivano in grimaldelli capaci di scompaginare ogni elemento fondante della comunità, banalizzando, appunto, ogni tipo di relazione.

La struttura pubblica della politica viene continuamente banalizzata da interventi assurdi, esagerati o minimizzati nei toni e nei contenuti. Assistiamo a spettacoli penosi portati in scena da politici dilettanti che, in preda a deliri di onnipotenza, convinti che basti distruggere per poi ricostruire, si esercitano nella filosofia del nulla e quel che è peggio, compiono azioni demolitive senza nessun progetto di ricostruzione, o per lo meno con concetti totalmente non ponderati e supportati da una visione prospettica delle conseguenze.

A molti cybernauti, spesso animati da rancori, delusi, e privi delle competenze culturali necessarie, basta leggere le didascalie di un articolo (prodotto quasi sempre ad hoc da chi beneficia in termini politici dello stravolgimento della realtà e dell’evidenza storica) per virulentarlo e renderlo patogeno nella rete web e quindi nelle coscienze di moltissimi loro simili.

La banalizzazione del sesso cancella il momento magico di uno strumento naturale che, prima di essere finalizzato al piacere, ha il nobile compito di favorire la socializzazione e, nella stragrande maggioranza dei casi, assicurare la prosecuzione consapevole e responsabile della stirpe.

La diffusione incontrollata di messaggi e materiali pornografici, facilmente a portata di mano di adolescenti e talvolta bambini, banalizza il significato stesso dell’approccio sessuale tra individui, tanto da portare i ragazzi a considerare il sesso una “banalità”, un’azione “facile”, priva di conseguenze.

Il sesso banalizzato, svuotato dei sani contenuti, conduce i giovani a praticarlo anche senza condividerne il piacere; non come piacevole conseguenza di un’attrazione empatica prim’ancora che fisica. La pratica del sesso orale per una ragazzina, che mira ad ottenere in cambio una ricarica telefonica, non viene percepita come un’aberrazione, una decadenza della morale e dei valori sociali, bensì un semplice e banale mezzo utilizzato per raggiungere lo scopo. L’aumento tra gli adolescenti delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze premature ed indesiderate è un allarmante fenomeno che interessa ogni società e ogni strato sociale.

Anche le condotte criminali vengo banalizzate da videogiochi nei quali la violenza è talmente banalizzata da risultare appunto banale; dai messaggi, commenti e scontri violenti, anche solo verbali, viene tratto il risultato che commettere un crimine possa essere una conseguenza logica per sopperire ad una carenza. Una generazione persa nei quartieri difficili di Napoli e di altre città si identifica meglio con il protagonista violento del film Gomorra, piuttosto che con l’operaio modesto e serio; ritiene “banale” uccidere un avversario, banale come la scena di un film; persino le conseguenze risultano banali: l’arresto al quale segue la confessione del delitto e l’apparente e finta “collaborazione” con la magistratura, tutto così semplice, banale, proprio come in un videogioco.

Persino le relazioni sentimentali subiscono una banalizzazione attraverso l’uso sconsiderato dei social media. Possono anche nascere relazioni sentimentali, veri e propri innamoramenti sebbene “inquinati” da evidenti carenze di vicinanza fisica, colmati spesso da apparenti condivisioni di vedute, vicinanza d’idee politiche, religiose, culturali; idee condivise solo nella realtà virtuale, illusorie, che probabilmente di fronte a contingenti e reali situazioni porterebbero allo scontro.

Sterili relazioni che non si concretizzano a causa delle distanze fisiche non colmate della modernità della globalizzazione e la velocità della comunicazione; oppure a causa della realtà che vede entrambi i cyber-fidanzati attori protagonisti di altri film nell’arcaica vita reale.

Tanto non accade nulla, è tutto così banale, come banale è bloccare il contatto, la cyber-tresca clandestina.

La banalizzazione dei sentimenti è il danno più pericoloso che una comunicazione sociale globalizzata può produrre, in quanto ogni società si basa sui sentimenti (odio, amore, pietà, solidarietà) e se anche i sentimenti vengono attaccati dalla BANALIZZAZIONE, il processo sarà irreversibile.